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Articoli marcati con tag ‘Palermo’




Momò Calascibetta


Martedì, 7 Settembre 2010

Mariangela Guatteri


Lunedì, 6 Settembre 2010

 

[Hardcore phornograpy] 

 

pompa nelle cave un sangue

alza le chiuse

si lascia in visione

(analitico osservare: lo sente come un tatto)

lui dentro a un buco

(in sempre maggiore apertura)

con parti in esteso

con parti slabbrate

(tane occupate in abuso)

 

l’occhio deposto e disperso

la mano orientale detiene la vista

palpando dà vita a piaceri visivi

e chi vede si sente in coazione di corpo

la pelle tirata

(un seme che punta la testa sopra una crosta e la bagna)

un calore in crescendo

violenta pulsione

natura in pre posizione (una forza estrema)

 

lui è passivo in rivolta

 

il senso si scioglie scompone

esibisce se stesso soltanto

singole parti (anche ingrandite)

in astratto formale

anatomia distillata:

 

erezione di un corpo fibroso

testa-corona di carne iterata

in sempre più veloce vibrazione

 

{apri le tue parti

{porgile in alto

{che si veda più dentro

{falle stimolare da protesi rotanti

innervate

semoventi

artificiali

in profonda comunione

con veri genitali

 

{raccogli da uno dei cavi (l’orale)

gli sfiati di un ventre

gli scroti

i capezzoli irti

le piccole labbra

le lingue

 

[intanto qualcuno provvede a infilare qualcosa tra le altre piaghe

(usa le dita in funzione precisa

del divaricatore)]

 

{rimani in assenza in protratta rotazione

{rilascia lo stesso pensiero sulla forma che si muove

(un’ossessione)

{dalle da mangiare

{a tua volta mangia

{sfrega a tenaglia la scia di un odore

 

{dichiara la resa

voltando la schiena a una luce

{tieni posizione di un cane che si stira

{prendilo nel corpo

(qualsiasi cosa impropria)

senza fare resistenza

{a tua volta sferza

con una piccola carne

una farfalla aperta

Nino Quartana


Domenica, 5 Settembre 2010

Gaetano Testa


Venerdì, 3 Settembre 2010

 

statuine vot

30.12.73

 

statuine votive in lacca dipinta

vengono messe furtivamente

prima di giorno ai crocicchi sporchi

impantanati, di questa periferia

non sono mai uscita così presto

 

a guardare, a girare, a guardarmi

nel­le vetrine umide piove una pioggia

fredda dura che puzza di treno in ritardo

indosso un impermeabile sfatto

che è di mio zio sono vestita da schifo

 

un dottorino volenteroso e un drago di bronzo

antico e perfetto mi tallonano da un quarto d’ora

che vogliono? dovrei essere presa a calci

per non averti seguito a Tusa

ma so che è meglio così

 

mi cacceran­no di casa prima che luglio finisca

in tasca, nella destra, stringo un luigi d’argento

Giovanni D’Alessandro


Giovedì, 2 Settembre 2010

Lina Prosa


Martedì, 31 Agosto 2010

 

 

Alla donna del popolo

 che ha scacciato Attila da Palermo

 

 

 

Alla donna del popolo,

grassa, buttana, svergognata

con la pancia / forno di figli e

mappamondo usurato da uomini,

fossero anche, padri, zii, nonni…

Alla donna del popolo

disgraziata fimmina  di Palermo

col cesso che sporge sulla cattedrale

e quando lei fa gas e materia

sfidando il prolasso uterino

spia la guglia monumentale

e fa filosofia alla buona.

No comment!

Alla donna del popolo

che ha le palle nella sventura

e accorre per prima quando c’è il morto da vestire,

e l’ammalato da lavare,

e torna una seconda volta, una terza volta,

perché il dolore è imparentato con la sfortuna

e non c’è visita che basti a consolare

un’altra donna del popolo come lei.

Alla donna del popolo braccio di mare

così come si dice per le donne di fatica

in città e fuori città.

Birbante, scollata, sudata e serva,

ma anche incollanata,

nella catapecchia/nave, coscia grossa

del regno afoso e para africano

covo di famiglia e vicinato che vi navigano e si bagnano

tutti intorno a lei che sta sbarcando il lunario.

Lei naticona tra sportelli del mobile aperti a magnificare

la santa come tabernacolo di una chiesa fai da te.

E va bene! E va bene!

Ma possa tornare all’inferno della miniera di sale

se gocce d’acqua di questo mare di scarico

schizzano sulle scarpe di Attila

da poco sceso dal Nord

a riedificare la misera Palermo.

Alla donna del popolo

con poco punteggio, fuori graduatoria,

fuori di casa, infima, ultima,

a terra, a terra, a terra…verme.

 

 

 

Addio mare! Addio assembramento di popolo

nel budello della città, grandi natiche e tanfo para africano

lardo para animale, pancia marcia di nave

e capitano para umano, puzza,

che tutto si butti via.

 

Alla donna del popolo

con la scorcia ancora rossa dell’anguria

nelle pezze del culo,

perché signore fino a quando

lei donna del popolo se lo porta come dote,

questo festino si può fare,

perché signore

fino a che la donna del popolo ha una grazia da chiedere,

questa santa all’altare ci può ancora stare.

 

Alla donna del popolo

donna/gallo del festino, grande becco

puzza d’aglio e stomaci di lumache

defraudata e sudata: Attila ha la casa lei no.

Smacco e prepotenza, sopruso, niente dignità.

Alla donna del popolo che succhia,

che succhia e risucchia,

e lo fa all’aperto, sfrontata, scannatela!

Alla donna del popolo

che non sparò e si fece parassita,

poca cosa, solo ribelle di serie b,

ma fu il giorno giusto-il momento giusto

ribelli di serie A assenti, morenti, riflettenti,

Attila vide solo grasso, miseria e se ne andò.

 

Alla donna del popolo

che alla fine ha fatto qualcosa per me…

Piera Bordonaro


Lunedì, 30 Agosto 2010

Marina Pizzi


Sabato, 28 Agosto 2010

 

6.

libagione d’àncora non so lasciarti

nel losco del tombino della storia.

Nicolò Rizzo


Giovedì, 26 Agosto 2010

Francesco Gambaro


Martedì, 24 Agosto 2010

 

Piccionipubblicità arrotati per spasso, palme decapitate dal punteruolo inox, avvoltoi di stagione al 30%, TANTI PRONTO SOCCORSO fatui, plastica dei sacchetti squagliata a microonde con scivolo su manto freddo delle mani, ombrelloni a caccia di gazebo, piste ciclabili su marciapiedi appena languidi, edicole con il mare transennato, pedane di termìte, pedoni che cadono o annegano o sprofondano tra le cosce bianche delle strisce pedonali.

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