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Articoli marcati con tag ‘Gaetano Altopiano’




Gaetano Altopiano


Martedì, 17 Agosto 2010

 

Mentre lo trasferiscono da una corsia, l’uomo non pensa a niente. Il padre è rimasto in una saletta al primo piano: è stato lui a accompagnarlo. Non c’è nessun odore, e la lettiga, seppure il pavimento sia liscio, ogni tanto sobbalza. L’uomo apre gli occhi, li richiude immediatamente.

Potremmo ipotizzare, a un certo punto, l’ampliamento della stazione centrale di Oslo che avvenga in due anni, o carovane di cammelli che passino il deserto del Gobi, ma il resto della scena, da adesso in poi, si svolgerà in silenzio: l’aria all’improvviso si farà fredda, e lui dirà spugna-cervello, corallo-cervello, cipresso-cervello, passando.

Gaetano Altopiano


Venerdì, 6 Agosto 2010

 

Si noti quanto il respiro dell’uomo sia lento e regolare. Seduto al tavolo della cucina, appena appena illuminato da un minuscolo neon, tiene le mani incrociate e guarda la finestra. Solo una volta si gira, ha avuto una discussione con la moglie, poi torna a guardare nella stessa direzione. Non sta fumando. Non sta bevendo. Né è in cucina perché ha finito di pranzare, ma solo perché allora lo giudica il posto più adatto.        

Si noti che ha un corpo ben fatto, il naso dritto, e che i capelli seppure folti tendono al grigio. Si veda la camicia che indossa e il tempo che è rimasto in silenzio. Si veda pure ora, mentre attraversa la stanza, con quale determinazione lei si spinga su delle stampelle, e come mostri il suo teschio innaturale.

Gaetano Altopiano


Giovedì, 1 Luglio 2010

 

Stringendo tra due dita il setto nasale, lei massaggia la pelle a occhi aperti.

E’ un’azione che le procura piacere, e la ripete, infatti, da qualche minuto. 

A volte questa immagine è talmente nitida che il semplice passaggio di un corpo,

o il bagliore improvviso di uno stop, o anche il riflesso di un bicchiere può disturbarla irrimediabilmente.

L’uomo, allora, guarda dall’altro lato della strada, cercando un punto nello spazio che lo sorprenda.

Gaetano Altopiano


Giovedì, 22 Aprile 2010

 

Dopo che la casa si è svuotata, gli ospiti tutti andati, lei toglie gli zoccoli e si distende su un divano.

Ha spento la luce e guarda lo scheletro del palazzo di fronte con gli occhi sbarrati.

Gli zoccoli sono di legno e hanno un tacco di quindici centimetri; sono marrone scuro, alla moda,

ornati di perle e bottoni di ferro brunito.

Ha servito risotto alla milanese stasera, piccione, e usando il “parboiled” con maestria ha rispettato la proporzione canonica: riso/acqua uno a due.

Compiaciuta, ora, si gira di lato e guarda le scarpe sul pavimento: si distinguono appena nel buio, ma le perle hanno un leggero chiarore.

Le hanno notate tutti, soprattutto le signore, una in particolare non ha smesso di farle complimenti.

Per tre volte la porta del bagno si è aperta e richiusa.

Si è sentito il passo dell’uomo percorrere a piedi nudi il corridoio. Si è sentito distintamente.

Poi, il doppio clic dell’interruttore.

Si è visto uno dei loro ragazzi cambiare di posizione nel sonno, e la pancia dell’altro gonfiarsi per qualche secondo.

La pioggia, fuori, cominciare a cadere e un vento leggero muovere le tende del salone.

Gaetano Altopiano


Lunedì, 29 Marzo 2010

 

Adesso, si avvicinerà zoppicando e chiederà da accendere. La protesi le impedirà di muoversi con eleganza, e il passo discontinuo (come mobilio trascinato) risuonerà dentro al bar creando un certo imbarazzo. Guardando, anche da dietro il banco, si avrà percezione esatta di quello che sta accadendo: le due figure, controluce, sono in fase di congiunzione. Sembra ci sia un momento, allora, in cui la scarpa ortopedica splenda di luce propria. Ed è il momento in cui il barista abbasserà gli occhi, lui spingerà una sedia per farle posto, e i suoi capelli, cadendo sulla fronte, attutiranno parte dei rumori.

Gaetano Altopiano


Martedì, 9 Marzo 2010

 

 

E’ possibile che lei adesso cominci a cantare. Che indossi pantaloni per l’occasione e una giacca da sera, e magari, spinta soltanto da una richiesta della mano, o dalla tosse del padre, che come sempre poi si gira da un altro lato, o solo dal dispetto di ognuno di noi, decida di aprire le finestre e cantare. Potrebbe essere, anche, prenda piacere da tutto questo: si può vederla salire le scale, raggiungere il primo piano, prendere lo spartito fingendo modi irritati. Potrebbe essere. Ma, anche, lei impieghi del tempo per farlo, oppure, non lo faccia per niente.

Nella penombra, però, il suo profilo mi ricorda un’altra donna. Siamo d’accordo che si tratta di un miracolo, anche lei.

Gaetano Altopiano


Venerdì, 12 Febbraio 2010

 

Un bar talmente solitario. In un viale silenzioso, dove non passa nessuno. Soltanto alberi, platani, e residenze padronali abbastanza distanti. E un’auto, per la verità, che a una discreta andatura ha spazzato foglie nell’aria per un istante.

 

Non fosse per la luce, che non c’è dubbio sia luce del pomeriggio, l’uomo ripiegherebbe il suo impermeabile giurando di trovarsi in grande imbarazzo.

Gaetano Altopiano


Venerdì, 4 Dicembre 2009

Quella che descrivo non è una stanza comune. Dunque, per quanto mi sforzi di renderne chiara l’immagine, dato che ognuno di noi (anche, perché in effetti è così) ne ha più o meno la stessa idea, penso di non riuscire completamente nel mio scopo. Infatti, nessuno si aspetta granché dalla camera di un albergo. Soprattutto se si parla di uno dei più normali. Normale la strada, normale la città, normale la vita e la gente che ci circola intorno. Normale il portiere (con baffi curvi all’insù), e la cameriera che rimetteva a posto il piano: bruna, con tacchi da tre centimetri e piumino. Normale anche la chiave d’ottone, che per un colpo d’aria cadde all’interno della camera trentadue. E la moquette verde scuro che accogliendola ne attutì l’urto e la fece rimbalzare. E anche il salto minimo, nemmeno un salto vero, che rese però incredibile quella sera: un meccanismo ottico che per un attimo illuminò la stanza, e la signora che in quel preciso istante si domandò cosa fosse il pieno e il vuoto nell’architettura.

Gaetano Altopiano


Sabato, 14 Novembre 2009

 

 

Tra amici gli affari si sbrigano con le misure intere

Carmelo Inguì tiene la testa del figlio menomato

 

nella famiglia buona, controllo dello spionaggio e infiltrazione

valgono una fortuna

Non sei né giovane né vecchio: un corpo di creta umida che cade

e si rialza da altezze variabili

 

Un tipo di bigodini che sta su senza pinze,

da Abington contea di Tagliavia nel Massachusetts

         Né giovane né vecchio passi le tue giornate

mangiando mandorle e abbordando uomini

Giù, nel fondo delle tazze

i tuoi cugini cercano rame nei fiumi. E, ammesso sia possibile,

pensi a loro come si può pensare a dei cani

 

Donna ritardata, con donna normale e vecchio

Ragazza che si sente importante con grandi occhiali da sole

         Paranoia e variazioni

         Fabbriche di sfincione

         Bar che spuntano numerosi (troppo)

Si respira catrame. Tieni chiusa la bocca e gonfi bene

i polmoni. Stai pronto, così, ora affronti la discesa

 

Dopolavoro aziendale della Fincantieri

Gli operai li conti uno a uno - sette, quattro e tre figli -

         La Majestic in riparazione

         Fumo, ossa umane,         

lamiere da trenta millimetri

ma noi,

 

Andammo in autostrada contromano. Ispirati dalla follia,

e da versi del tipo “i tuoi capelli crescevano controvento”

 

La prateria si estendeva per ettari. Ed ettari. E chilometri

di autostrada ci passavano dentro

         Cartelli stradali molto simili ai nostri

         ma costruiti con concezione diversa        

         Come se noi dovessimo avere ragione per forza

Bisogna tornare indietro per ritrovarsi (a volte)

E lingue e nasi spuntavano dai finestrini

 

La moglie, Giuseppina Cavallo, ha 60 anni

Si chiamano a raccolta i parenti e ognuno porta quello che può

Gaetano Altopiano


Lunedì, 2 Novembre 2009

Una, se ne stava seduta e pensava. Se si fosse girata di scatto, cioè, se qualcosa l’avesse costretta a distrarsi, anche soltanto per poco, per un solo momento vi dico, per un semplice spostamento d’aria, la più piccola vibrazione magari, una mano aperta d’improvviso, una palla di carta che cade o il fruscio che produce un pennello di imbianchino. O, volendo, l’accelerazione di una lucertola, il clic di un interruttore, una ciglia staccata da una pinzetta o il puff di uno spray nasale. Avremmo visto che teneva la testa dritta, anche mentre ruotava il collo: il che è di una straordinaria eleganza. E che era in un giorno di grande bellezza il suo occhio.

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