Articoli marcati con tag ‘Francesco Gambaro’
Martedì, 24 Agosto 2010
Piccionipubblicità arrotati per spasso, palme decapitate dal punteruolo inox, avvoltoi di stagione al 30%, TANTI PRONTO SOCCORSO fatui, plastica dei sacchetti squagliata a microonde con scivolo su manto freddo delle mani, ombrelloni a caccia di gazebo, piste ciclabili su marciapiedi appena languidi, edicole con il mare transennato, pedane di termìte, pedoni che cadono o annegano o sprofondano tra le cosce bianche delle strisce pedonali.
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Domenica, 25 Luglio 2010
Una stagione si potano gli ulivi, un’altra si sostituiscono gli spargifiamma della cucina. A teatro non vado più all’alba, l’alba invade lo stesso i teatri. Cieco, tiro pugni sugli occhi e li manco. Vedo, non è quello che vedo che vedo. Non vedere è uguale. Ordino a caso mutande e un sacchetto di albicocche. Parto per un lungo viaggio. Ordinare è una fatica. Nella valigia delle posate d’argento un lucido da scarpe forse le farà brillare. Ritaglio una stagione senza cornice formato portafoglio. In treno lo scossone dei binari è un battito.
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Giovedì, 15 Luglio 2010
Più che altro si masturba per pisciare meglio. Certe volte, a cavallo del bidè, risvegliandosi si dice, che cazzo stai facendo? avresti dovuto farti solo il bidé, me la fai sempre sotto gli occhi. Perché finisci sempre in questo modo discolo. Per pisciare meglio, risponde, al cappuccetto rosso che gli sta sotto gli occhi tra cascatella d’acqua e saponetta.
Si guarda allo specchio, domanda, io ti guardo e non so del tuo dolore al naso. Non me la conti giusta, risponde il naso. Aguzza gli occhi, si avvicina alla sua stessa faccia. Annusa. Non vedo, non sento proprio niente. Poi con un dito della mano sullo specchio tempera il dolore del naso.
Una volta ha sfiorato la fica di una donna che gli stava accanto sul divano. Allungando la mano ma la mano non era la sua. Quella terza mano se ne era andata scivolando su una corrente. Sentiva vicino la sorgente. Anche in questo momento si sente la sorgente, così allunga una mano non sua e tocca la fica di una donna che non gli sta più accanto sul divano. Fa cadere il bicchiere.
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Lunedì, 5 Luglio 2010
Capisce che qualcosa non va. Ogni mattina trova vomito nel cassetto, tra le posate. Scopre che ogni notte è lui a alzarsi dal letto. Raggiunge la cucina, apre il cassetto. Capisce che qualcosa non va. Anziché lo stantuffo, usa il trapano per sturarlo.
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Venerdì, 25 Giugno 2010
Invecchia, allontana il senso della vita pratica, snoda le cravatte, sottoscrivi l’oscurantismo della scienza, corri. E’ un viaggio scomodo correre quando si hanno certe velocità da sbando. Eppure, è più bello che avere idee. Velocità significa spremere arance. Pensarsi ford consul celeste, rettilineo di buonfornello, sconsulato. O le mani affogate nel lavandino scambiate per naufraghi da salvare.
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Martedì, 15 Giugno 2010
Cercherò di dormire, tirerò gli occhi al guinzaglio, li riporterò a casa. Domani prenderò vitamine per trasformarmi in un essere sano e forte, in un’arancia per regressione. Conquistata una approssimativa rotondità, rotolerò su qualsiasi superficie vorrà farmi la grazia di inclinarsi al mio passaggio. Disdegnerò spinte che non siano indirizzate in buca o verso un pendio dove per qualche minuto possa illudermi di rotolare motuproprio. Dopo, da quel precipizio che è svegliarsi, sgranchirò le ali e inciamperò nelle pianelle.
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Giovedì, 3 Giugno 2010
Sicché ci trovammo questo piacere tan e io
Di riversare a inizio tempo sul campo bianco delle tovaglie
Il rosso filtrante delle bottiglie di vino
Un brindisi disistima i bicchieri amando le facce bocconi dei commensali
Non si rideva si rimaneva compunti scusanti il danno
Sotto il tavolo ci si promettevano tovaglie nero d’avola
Un giorno contestai al mio rivale in amore la maniera di tagliarsi le unghie
Dei piedi o meglio la maniera di non tagliarseli di non toglierseli dai piedi
Pure l’abitudine di versare il vinsangue oltre i bicchieri
Di rompere sul belbello una ereditata tradizione di bevitore contestai
Altre sciocchezze per esempio quella di affacciarsi scuotere la tovaglia
Facendo cadere le macchie di vino sulla testa dei passanti
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Sabato, 22 Maggio 2010
Faccio peti porsche tre turbine
Porto zeppe zoom con telecomando
Vivo che se vuoi non vivo spegni
Mercedes e la madonna di lurd mi assicurano
Inquadro questa mia bella faccia sullo specchietto retrovisore
Sbando proprio quando non è il momento di sbandare
Scarpine di lamé tacchi alti gesù non meritava chiodi
Coppe di spumante da versare su coniglietti sventrati
A santo stefano la carne è bosco e verde rizzo
A palermo se la sfangano con il tagliaunghie impropriamente
Cavalieri o vescovi non rimangono nelle lamiere accartocciate
Solo noi piccoli evasori di tasse
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Sabato, 8 Maggio 2010
quasi tutti i libri si possono leggere per strada. facendo attenzione alle cacche di cane, ai buchi da marciapiede, agli umani che si incrociano, ai sacchetti sviscerati dai gatti, a traversare il traffico mobilistico, a se piove o fa freddo? no. facendo attenzione ai libri.
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Mercoledì, 28 Aprile 2010
LE MIE MANI QUELLE DI JACK
Le mie mani non sono le mani di Jack. Scavano, si fermano. Le mani di Jack scavano senza fermarsi. Se le mie mani fossero quelle di Jack riuscirei a raggiungere mia moglie. E’ sepolta qui sotto. Ne sono sicuro. E’ terra facile che la ricopre. Niente calcinacci importanti. E’ molta. Non si finisce di scavare. Per quanto dovrò continuare a imbrattarmi. Facendomi male. Non devo pensare al dolore delle mani. Sono le mani che pensano il dolore. Muratori si lamentano quando si allontana il capocantiere. Rifiutano di sprofondare, di lacerarsi, di assecondare la giusta voglia dell’angelo che nuota sottoterra. Io sono qui. Mia moglie è sotto. Jack dov’è? Perché spero in Jack proprio in questo momento? Jack non c’è. Nemmeno le sue mani, solo le mie stanche. Mia moglie è qui sotto, continuerò a scavare. Anche se non ho le mani di Jack, se le mie mani si bloccano ogni tanto arriverò prima di Jack. L’aiuterò a risalire. Guarda, c’è Jack qui sopra, ringraziamo le sue mani.
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