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Articoli marcati con tag ‘Francesco Gambaro’




Francesco Gambaro


Martedì, 24 Agosto 2010

 

Piccionipubblicità arrotati per spasso, palme decapitate dal punteruolo inox, avvoltoi di stagione al 30%, TANTI PRONTO SOCCORSO fatui, plastica dei sacchetti squagliata a microonde con scivolo su manto freddo delle mani, ombrelloni a caccia di gazebo, piste ciclabili su marciapiedi appena languidi, edicole con il mare transennato, pedane di termìte, pedoni che cadono o annegano o sprofondano tra le cosce bianche delle strisce pedonali.

Francesco Gambaro


Domenica, 25 Luglio 2010

 

Una stagione si potano gli ulivi, un’altra si sostituiscono gli spargifiamma della cucina. A teatro non vado più all’alba, l’alba invade lo stesso i teatri. Cieco,  tiro pugni sugli occhi e li manco. Vedo, non è quello che vedo che vedo. Non vedere è uguale. Ordino  a caso mutande e un sacchetto di albicocche. Parto per un lungo viaggio. Ordinare  è una fatica. Nella valigia delle posate d’argento un lucido da scarpe forse le farà brillare. Ritaglio una stagione senza cornice formato portafoglio. In treno lo scossone dei binari è un battito.

Francesco Gambaro


Giovedì, 15 Luglio 2010

 

Più che altro si masturba per pisciare meglio. Certe volte, a cavallo del bidè, risvegliandosi si dice, che cazzo stai facendo? avresti dovuto farti solo il bidé, me la fai sempre sotto gli occhi. Perché finisci sempre in questo modo discolo. Per pisciare meglio, risponde, al cappuccetto rosso che gli sta sotto gli occhi tra cascatella d’acqua e saponetta.

 

Si guarda allo specchio, domanda, io ti guardo e non so del tuo dolore al naso. Non me la conti giusta, risponde il naso. Aguzza gli occhi, si avvicina alla sua stessa faccia. Annusa. Non vedo, non sento proprio niente. Poi con un dito della mano sullo specchio tempera il dolore del naso.

 

Una volta ha sfiorato la fica di una donna che gli stava accanto sul divano. Allungando la mano ma la mano non era la sua. Quella terza mano se ne era andata scivolando su una corrente. Sentiva vicino la sorgente. Anche in questo momento si sente la sorgente, così allunga una mano non sua e tocca la fica di una donna che non gli sta più accanto sul divano. Fa cadere il bicchiere.

Francesco Gambaro


Lunedì, 5 Luglio 2010

 

Capisce che qualcosa non va. Ogni mattina trova vomito nel cassetto, tra le posate. Scopre che ogni notte è lui a alzarsi dal letto. Raggiunge la cucina, apre il cassetto. Capisce che qualcosa non va. Anziché lo stantuffo, usa il trapano per sturarlo.

Francesco Gambaro


Venerdì, 25 Giugno 2010

 

Invecchia, allontana il senso della vita pratica, snoda le cravatte, sottoscrivi l’oscurantismo della scienza, corri. E’ un viaggio scomodo correre quando si hanno certe velocità da sbando. Eppure, è più bello che avere idee. Velocità significa spremere arance. Pensarsi ford consul celeste, rettilineo di buonfornello, sconsulato. O le mani affogate nel lavandino scambiate per naufraghi da salvare.

Francesco Gambaro


Martedì, 15 Giugno 2010

 

Cercherò di dormire, tirerò gli occhi al guinzaglio, li riporterò a casa. Domani prenderò vitamine per trasformarmi in un essere sano e forte, in un’arancia per regressione. Conquistata una approssimativa rotondità, rotolerò su qualsiasi superficie vorrà farmi la grazia di inclinarsi al mio passaggio. Disdegnerò spinte che non siano indirizzate in buca o verso un pendio dove per qualche minuto possa illudermi di rotolare motuproprio. Dopo, da quel precipizio che è svegliarsi, sgranchirò le ali e inciamperò nelle pianelle.

Francesco Gambaro


Giovedì, 3 Giugno 2010

 

Sicché ci trovammo questo piacere tan e io

Di riversare a inizio tempo sul campo bianco delle tovaglie

Il rosso filtrante delle bottiglie di vino

Un brindisi disistima i bicchieri amando le facce bocconi dei commensali

Non si rideva si rimaneva compunti scusanti il danno

Sotto il tavolo ci si promettevano tovaglie nero d’avola

 

Un giorno contestai al mio rivale in amore la maniera di tagliarsi le unghie

Dei piedi o meglio la maniera di non tagliarseli di non toglierseli dai piedi

Pure l’abitudine di versare il vinsangue oltre i bicchieri

Di rompere sul belbello una ereditata tradizione di bevitore contestai

Altre sciocchezze per esempio quella di affacciarsi scuotere la tovaglia

Facendo cadere le macchie di vino sulla testa dei passanti

Francesco Gambaro


Sabato, 22 Maggio 2010

 

Faccio peti porsche tre turbine

Porto zeppe zoom con telecomando

Vivo che se vuoi non vivo spegni

Mercedes e la madonna di lurd mi assicurano

Inquadro questa mia bella faccia sullo specchietto retrovisore

Sbando proprio quando non è il momento di sbandare

 

 

Scarpine di lamé tacchi alti gesù non meritava chiodi

Coppe di spumante da versare su coniglietti sventrati

A santo stefano la carne è bosco e verde rizzo

A palermo se la sfangano con il tagliaunghie impropriamente

Cavalieri o vescovi non rimangono nelle lamiere accartocciate

Solo noi piccoli evasori di tasse

Francesco Gambaro


Sabato, 8 Maggio 2010

 

quasi tutti i libri si possono leggere per strada. facendo attenzione alle cacche di cane, ai buchi da marciapiede, agli umani che si incrociano, ai sacchetti sviscerati dai gatti, a traversare il traffico mobilistico, a se piove o fa freddo? no. facendo attenzione ai libri.

Francesco Gambaro


Mercoledì, 28 Aprile 2010

 

LE MIE MANI QUELLE DI JACK

 

 

Le mie mani non sono le mani di Jack. Scavano, si fermano. Le mani di Jack scavano senza fermarsi. Se le mie mani fossero quelle di Jack riuscirei a raggiungere mia moglie. E’ sepolta qui sotto. Ne sono sicuro. E’ terra facile che la ricopre. Niente calcinacci importanti. E’ molta. Non si finisce di scavare. Per quanto dovrò continuare a imbrattarmi. Facendomi male. Non devo pensare al dolore delle mani. Sono le mani che pensano il dolore. Muratori si lamentano quando si allontana il capocantiere. Rifiutano di sprofondare, di lacerarsi, di assecondare la giusta voglia dell’angelo che nuota sottoterra. Io sono qui. Mia moglie è sotto. Jack dov’è? Perché spero in Jack proprio in questo momento? Jack non c’è. Nemmeno le sue mani, solo le mie stanche. Mia moglie è qui sotto, continuerò a scavare. Anche se non ho le mani di Jack, se le mie mani si bloccano ogni tanto arriverò prima di Jack. L’aiuterò a risalire. Guarda, c’è Jack qui sopra, ringraziamo le sue mani.

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