Domenico Conoscenti
Domenica, 7 Febbraio 2010
Sequenze di grafemi
referenti traslucidi
che in controluce svelano
un nucleo oscuro e informe.
Paura incontrollata
di abbandonarsi
sottile alterigia
sta nella sofferenza
la tua presunta franchigia.
Tiepida bramosia
avviluppata ingordigia
di consistere
per te e i tuoi desideri
più reali e più veri
della tua esistenza
che nella reticenza si consuma
destinata a una perenne evanescenza.
Ti illudi di poterne uscire vivo
dietro ti lasci
pezzi di carne morta
pagine rapporti parole
che di luce propria risplendono
staccatisi da te.
Tu resti l’ombra smorta invece
di un te stesso
che non è mai esistito
ombra da sempre
priva del corpo
che la proietterebbe.
Invisibile impotente
inetto inaccessibile
(a sé innanzitutto)
inabile incapace inutile
imbelle invivibile imbecille
e - ciò che è molto peggio -
del tutto inattuabile.
La trista conclusione è che
per la tua perversione
del tutto demodè
conciossiacosacchè
non manchi certo di tribolazione
rimedi veri e propri
purtroppo non ce n’è.
Ti sforzi di sorridere
e lacrime ti graffiano la gola.
Ma niente - e tu lo sai -
ti può oramai salvare.
Le macchie si moltiplicano
sul dorso delle mani
e le gengive esangui
rapide si ritraggono.
L’ultima spes ottusa
è di sdoppiarti a volte
per un abbraccio denso
di compassione
prima della manciata di terra
schiaffata nella bocca
con cui si chiude pure
la presente filastrocca.