Francesco Gambaro
EMBOLI E INCUNABOLI A ORNA
falcetta mazzapicchi arnesi ornesi se ne stanno a ornare tra i
radi trespoli nella pancia del professore che ogni tanto sospira
e stura dalle nari gemitini ciripà erutti in loculi cigliati
sbadiglioni sopra questi vecchi libri bombati da direttissima
pioggia che vorrebbero parergli fondoschiena a schiera di
signore ignare di cultura ma colte di bastonature intanto che
un giorno nasce e uno se ne sottrae perché i conti a Orna
tornano solo se pensi essere già morto a torto
il professore dice quale anemia ragazzi se schizzi
insanguinano l’occhio mentre l’altro brilla coi tuoni
scommesse voglia di smorfie liquidato e anche congelato il
mondo di Orna non dobbiamo dice che finché ci è possibile
scuotere i cultori emettere affermazioni sulle quali essi
possano riposare non piantare grane per guadagnarsi il pane
le analisi i giudizi ingrati in riunioni costipate attrezzarci al
sonno e sparare virgulti ai troppo vivi cicisbei dell’affanno
per le fatiche del
nell’altra metà del
professore fioriscono pustole starnutano
fillossere si radicano pidocchi dentro i peli degli occhi con ogni
mezzo che qui a Orna da un pezzo hanno tentacoli calzari
sussidi di viticci e tratta di magliuoli amorini barocchetti
eretti sui peni fumiganti quando il professore ne sfogliasse
qualche pagina e quelle gli si aggrappano agli occhiali lo
impolverano di massime della real commissione sciogliendo
la seduta al tocco musicale
si alza e sente lagnarsi lo scirocco non lasciarci la laguna è
verde il verde è lagunare funghi parietarie tessuti in ambra
ornese quaglie vecchie inghiottono pallettoni poi non possono
più violare io sono golosa professore e il professore voltandosi
ci cade senza sorriso con un vasto tramestio e fibrillazioni
canore dentro il cuore però ancora giovane di aggettivi che
sua maestà il callo del suo plantare sinistro evoca o invoca ma
non sa ignorare
aperto lo specchio dell’armadio si dirige alla consolle per
conoscersi il didietro scorge la figlia alla gruccia con le calze
fucsia il vento rivoltato la testa spremuta dalle contrazioni
due lettere una caro padre due caro marito in una busta di
naftalina Orna 8 aprile senza anno un danno non capire
quando se dopo quel gingillo che suonava dentro le sue carni
o senonché prima
muchetto virgolettato da afta epizoica sfereoricordo inneva
le ghiandole carta tra le dita piuma via come le fragole in
una bocca del professore non piace inconsistente nelle riserve per
le competenze di bordo come pure saranno determinate o
nelle condizioni in cui saranno mantenute ma aspirare
cannabis Ornia o risolversi a uscire dalla tana piano però
perché piano però perché fuori tutto piace di morti perché si
cosparge di floriane pruriginose un po’ languide
domestiche condominiali
‘cca nun ci sta nisciuno professore alberghi codici né leggi
né decreti e rileggi Orna 8 aprile dove sarà quando sta la patta
safena l’ha risucchiata china sino a un momento fa per
spodestare la resistenza degli inchiostri calibri di vita benzina
dei suoi studi nù fondoschiena insomma un risucchiarsi
pieno portentoso sino oltre la coglia che falcetti mazzapicchi
arnesi ornesi se ne stanno a domandarsi dove come a Orna
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