Marco Palladini
Old Age
Sì, io stavo tra i ragazzi degli anni ‘70
che s’accozzavano in virulente atmosfere Old Age
e correvamo felici in viali e prati a perdifiato
sognando palingenesi e arcane rivoluzioni
inossidabilmente alieni al Kapitale e allo Stato
Postremi comunisti noi dalla ignava cavea
saltavamo dritti nel teatro dei conflitti
faccia a faccia colla politica bestiaccia,
corpo a corpo col mostro sosia rosso,
fronte a fronte col fratello nero assassino
Se essere pronti e battersi è tutto,
strepito e furia non ci negavano
l’accesso alla spuria via del mistico e perdente
Ci piacevamo così, fuori dalle stanze intonacate
dalla codardia italiota
dal tran-tran in cui la Libertas di ciascuno
era palesemente la mistificazione di ognuno
Indifferenti alla legge temporale
dell’incremento costante dell’infelicità
poi approdando alla contropoesia
come vocazione personale alla periferia
Quindi subendo anche tutte le democratiche
e farisee revisioni e revanches
tra gli storici poco stoici, invero faziosissimi
e gli epidittici cantori della civiltà benamata
quella occidentale e naturalmente “Nato armata”
senza contare gli apologeti gioiosi
per l’avvento finale dei Financial Global Times
Noi, però, duri come muli a tener bòtta,
resistenti (a dispetto dei santi),
labiando bestemmie nelle catacombe
e ripetendo per farci coraggio:
siamo poiétes di razza e chi c’ammazza?
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