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Archivio di Marzo 2010




Alda Pane


Mercoledì, 31 Marzo 2010

 

Infrangere specchi. Non so fare altro. La rottura di uno svela il successivo. Una teoria interminabile.

Parole-guida: così le credo e le uso.

Passo da una pagina all’altra del libro di Bach, da ogni parola guardo in me per sapere che ne ho fatto.

 

Il libro di Bach. Si, un numero imprecisato di essenze di fiori. Mille altri libri, numeri disseminati, non parole ma cifre, teorie di cifre, segni assoluti. Io sono l’imprecisato non numerabile. Veglio sulle parole.

 

(necessariamente mi impediscono di dormire)

Giovanni D’Alessandro


Martedì, 30 Marzo 2010

Gaetano Altopiano


Lunedì, 29 Marzo 2010

 

Adesso, si avvicinerà zoppicando e chiederà da accendere. La protesi le impedirà di muoversi con eleganza, e il passo discontinuo (come mobilio trascinato) risuonerà dentro al bar creando un certo imbarazzo. Guardando, anche da dietro il banco, si avrà percezione esatta di quello che sta accadendo: le due figure, controluce, sono in fase di congiunzione. Sembra ci sia un momento, allora, in cui la scarpa ortopedica splenda di luce propria. Ed è il momento in cui il barista abbasserà gli occhi, lui spingerà una sedia per farle posto, e i suoi capelli, cadendo sulla fronte, attutiranno parte dei rumori.

Paolo Madonia


Domenica, 28 Marzo 2010

Luciano Mazziotta


Sabato, 27 Marzo 2010

 

Ufficio pensionati (turno I)

 

Lo sportello apre alle otto e mezza

ma loro sono qui già dalle cinque.

Mostrano l’epica del risveglio,

i furbi giochi d’anticipo

a chi arriva dopo e si rammarica

del ritardo: il marito con la febbre,

la telefonata del figlio emigrato

in terre in cui è tornata l’età

dell’oro - è questione di pulizia,

di trasporti che portano in orario

senza attesa e la spesa si fa

da sé non andando al mercato

per questo il figlio non è più tornato.

 

Siedono le facce rugose

abbracciate alle borse e ai portafogli

con le foto dei figli, figli

essi stessi: fanno battute

di spirito per animare

la gestazione: rinasceranno

presa la pensione, trascorreranno

le fasi della vita in forma

compressa sino alla pubertà:

di nuovo fertili con gli euro

in tasca volgeranno alla terra

di qualcuno a consumare l’amplesso

sdraiati sul prato col prato diafano

-e noi, scusi, noi che numero abbiamo?

Enzo Patti


Venerdì, 26 Marzo 2010

Luigi Sanna


Giovedì, 25 Marzo 2010

 

4 colpi

 

 

           Corse, corse così tanto che gli sembrava di avere lo stesso passo di Pit, Il suo cavallo baio, che non è un nomignolo anglosassone, ma soltanto il diminutivo di “pituleri” che in sardo significa vagabondo, ma lui lo ha  sempre interpretato come “uomo libero” , anche se suo  padre usava  spesso quel termine per rimproverarlo.

           Saltava rocce, cespugli come solo con lui aveva fatto, inspirava così forte che insieme all’aria di cui aveva bisogno sembrava volesse raccogliere tutti quei profumi e odori, dal cisto al letame di pecora, dall’odore di quercia al sughero appena tagliato.

          Il primo colpo lo prese in pieno ventre e gli ricordò di quando con Pit e un gruppo di amici, tutti a cavallo, fecero un’escursione nelle campagne di Nurighe con un  lauto pranzo a base di pecora bollita e tanto vino rosso, di quello che lascia l’impronta nel bicchiere e nelle budella, per poi rimettersi in viaggio con lo stomaco che a ogni passo del cavallo sembrava volesse a tutti I costi separare il vino dalla carne.

    Lo stomaco gli bruciava come allora e come allora vomitò.    

        Appena sentì il secondo colpo sulle spalle, si ricordò di quando suo figlio, durante I festeggiamenti per la madonna assunta di cui era quell’anno l’obriere maggiore, gli si aggrappò alla schiena all’improvviso, facendoli male con le sue unghiette, caddero sull’asfalto della piazza principale del paese ma, nonostante in un primo momento pensò di doverlo sgridare per avergli fatto sporcare il vestito per la festa, che era solo una scusa perché davvero si spaventò, continuarono a giocare, anche lui come il suo bambino, per tutto il pomeriggio. Quella sera come premio gli comprò un palloncino di superman, zucchero filato e anche del buon torrone che nelle feste paesane non manca mai.

           Il terzo lo beccò in pieno viso e quei pallini di piombo gli sembrarono tanti baci caldi della moglie, sentì il suo profumo, la sua voce sempre tranquilla, le sue mani gli accarezzarono i capelli come il giorno del primo bacio e sentì le stesse dolci vibrazioni in tutto il corpo. Quel pensiero sembrava volare e per un attimo si fece luce e allora vide quelle macchioline rosse che crescevano sulla maglietta scura, come quando il giorno del loro matrimonio gli tirarono riso, grano e petali di rose rosse. Pioveva e quei petali gli si attaccarono all’abito come se la pioggia fosse diventata colla.

             Il quarto fu l’ultimo, neanche sentì dove lo beccò perché in un attimo si spense la luce, il buio arrivò come un onda e lo portò lontano, così lontano che si ricordò di quando “sa mastra ‘e parthu”, così si chiamava l’ostetrica, perché allora tutti erano maestri in qualcosa, acchiappò la sua testa, lo  tirò fuori sporco di sangue e, tenendolo poi per i piedi a testa in giù,

sembrava più un capretto pronto per essere immolato piuttosto che un nascituro.

Solo allora pensò a quella persona che, fermo e sicuro, credeva di scaricargli addosso tutto il suo odio e la voglia di morte, pensando che con quell’arma potesse essere anche lui maestro in qualcosa, maestro e portatore di morte.

 Ma  pianse … e fu vita.

 Come allora gli sembrò di sentire il caldo del liquido materno, tirò su le ginocchia al petto, in quella posizione che ben conosceva e fu come essere di nuovo in sua madre.

 Fu luce

Filippo Panseca


Mercoledì, 24 Marzo 2010

Gaetano Testa


Martedì, 23 Marzo 2010

 

9 giugno1985

 

ieri e l’altroieri due sogni pomeridiani di cui mi restano brandelli mobili. stracci.

l’odore di questi stracci netto è questo: le mie giornate 1985 sono scorza leggera.

il sentimento della noia che mi accompagna mentre sono sveglio qualsiasi cosa accada qualsiasi incontro faccia diventa nei sogni ragionamento blando.

la noia della veglia è fumosa talvolta raschiante - il ragionamento blando dei sogni è persuasivo ineluttabile mite.

in effetti la mia noia quotidiana è proprio cosi: persuasiva ineluttabile mite.

la vera discontinuità tra veglia e sonno concerne soltanto la luce e il rumore: nel sogno luci e rumori sono la mia quiete mentale di sfondo.

Nicolò Rizzo


Lunedì, 22 Marzo 2010

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