Gaetano Testa
Giovedì, 31 Dicembre 2009
ripen
30.12.973
ripensandoci (ripenso sempre) non sono
preoccupato per la tua tenuta mentale
qualsiasi cosa possa capitarti
sarà sempre in grado di gestirti
scorgo in te un spazio ora più esteso
di quello che percepivo fino a poco fa
e più scostante
I.
Prometeo, nostra unica matrice del danno,
è la conferma dell’impossibilità di realizzare
la giustizia in questo pianeta.
L’esigua entità della pena inflittagli
induce ogni interprete della storia umana
a considerare che, oltre al fegato, l’aquila doveva rosicchiargli
il cuore, i polmoni, la milza, i muscoli, la bocca,
tutto il corpo e, soprattutto, il cervello.
L’aquila doveva mangiarselo giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno Prometeo doveva rinascere.
Forse, l’applicazione di questa pena avrebbe potuto
risarcire l’umanità del danno causatogli con il folle dono.
Forse.
La sua condotta è, infatti, inqualificabile.
Costui, pur essendo pienamente consapevole
che donando il fuoco all’umanità
avrebbe suscitato l’ira di Zeus,
con dolo intenzionale ha attuato il suo disegno criminoso
con il preciso fine di rovesciare sulla terra
l’essenza proteiforme del Male.
II.
Il Male
Di Esso, possono fornirsi infinite rappresentazioni.
Una di queste, è l’attesa del grillo intrappolato nella rete del ragno.
Essere riserva alimentare di un altro essere vivente,
la tua morte per la mia vita, la cessazione del tuo respiro per il mio;
ringraziamo Prometeo.
Ma, il puro distillato dell’orrore non scaturisce da questo stato di coscienza
quanto dall’essere, senza volerlo, risucchiati nel male.
III.
Oscure restano le ragioni del dono di Prometeo.
Gemello del serpente biblico, Prometeo sceglie il fuoco.
Zeus, per vendetta, il ” bel male ”
- come scritto da Esiodo - la donna.
Cui, occorre aggiungere, per gli insoddisfatti, il vaso di Pandora.
Prometeo non sceglie di donare all’uomo la ruota, la teoria della relatività, un idraulico.
Ugualmente oscure restano le ragioni riguardanti l’esito imprevedibile
della lite intercorsa tra Zeus e Prometeo,
lite assolutamente estranea agli interessi dell’umanità.
La punizione, la colpa per la contesa divina ricade sull’inerme umanità.
Sia chiara la follia.
Oggi che
1. Oggi che è tutto uno scivoloso impiccio,
un luccicante pantano e che serve a niente
l’antico e orgoglioso savoir-faire
perché conta soltanto lo spudorato faire savoir
ossia l’onnimediatica comunicazione glamour,
la prillante egosfera dove riconosco a volo
quelli che sono belli ‘fuori’ e dimolto bulli ‘dentro’.
2. Oggi che TiVvuando TiVvuando un gran male ti fo
e un gran danno ti fanno le videocoglionerie
(e anche assai di peggio),
ma poi basta una “trasmissione interrotta”
un blocco sul circuito inter-nazionale
un improvviso black-out del monoscopio,
un elektrogalattico e celibe sfarfallìo
e non è, felicemente, un dolce miraggio
avvistato in capo ad un tetro meriggio?
3. Oggi che pure le droghe non sono +
quelle di una volta, come brontola Keith Richards,
notoriamente un’autorità in materia,
colui che aveva (Sam Shepard dixit)
la camminata rock perfetta, assassina
Lui il più verace Rolling Stoned
ma soprattutto il vero sopravvissuto
di un’altra epoca, l’ultrasessantenne superstite
di una vita in overdose, spinellata, accannata,
impasticcata, lisergizzata, sniffata, calata,
skizzata nelle vene e allo spasimo
sino all’acida no-satisfaction pura
Per la migliore chitarra dopata della storia
that thing keeps me rockin’
this stuff keeps me rockin’
IL RACCONTO DEL DOPONATALE
Un giorno diremo scopano solo gli uomini stolti
Vivono da schifo i serpenti del Wwf
Tra gli scarponi ammuffiti crescerà nuova gente
Generazioni di lucidatori del non posso del non voglio
Dicono sì a tutto anche al convoglio
Che li porta alle nuove auscivitz di via ruggero settimo
Buon natale cari amici
Ho una fica qua e là a vostra disposizione
Se cambiate idea ditelo dopo natale
Rispetti la fila no lei non passa
Guardia fermi quell’uomo senza biglietto
Così la fica si rispetta
Avatars
naso
Oh Suskind ! Quale follia giusta ti assale !
Volteggia sui profumi Baudelaire - dandy.
I più si lasciano cullare dalla musica :
ma l’intenso odore si attenua, se a lungo lo aspiri :
è meglio isolare quello che ami e odorare poco,
di tanto in tanto. Quando vivremo la seconda vita,
o mille altre insieme e contemporaneamente,
l’imitazione del reale sarà perfetta,
sarà reale l’invenzione, l’immaginazione
creerà milioni di vite in una soltanto,
fascino antico, da cui nasce il viaggio,
l’arte, il teatro, la scrittura.
Allora non servirà più scrivere,
questa lunga pazienza dolorosa e bella,
l’antica fatica sarà leggiera,
sarai tu a vivere altre vite : ti libererai
dal peso, il lordo peso umanissimo,
niente imitazione ma essenza, volo
nelle trame dello spazio cibernetico,
luce e suoni, come nel sogno, ma senza sognare.
Preferisci il profumo delle erbe di Provenza,
l’odore aspro del ginepro e del rosmarino,
le visive fluenze e flatulenze di un profumo indiano che fuma :
Oh Suskind, che odori il corpo umano
e ne cogli le diversità
negli odori diversi in cui è immerso.
Chi vincerà le elezioni ?
Riconoscerai l’odore della madre,
quello della donna che ami,
Mi piace mantenermi attivo,
(per dimostrazioni e prova vicino a casa tua).
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