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Archivio di Novembre 2009




Costantino Chillura


Lunedì, 30 Novembre 2009

 

VII

 

l’accordo di un capello ferrato su cupo cemento

su del silenzio stracco e affranto, lunedioso

 

con bolle rosa d’argilla sulle gengive della valle

e aquile d’acqua tra i piedistalli addormentati

 

rovina l’oliosa in doratura di cascatelle

da salotto in arcadia, un cuore disdegnato

 

sulla lavagna della sera, per l’es-empio

 

spazientito, ma come un monaco

si confonde nel respiro del passante, dell’emigrante interiore

Andrea Celestino


Lunedì, 30 Novembre 2009

Marco Palladini


Sabato, 28 Novembre 2009

 

Old Age

 

 

Sì, io stavo tra i ragazzi degli anni ‘70

che s’accozzavano in virulente atmosfere Old Age

e correvamo felici in viali e prati a perdifiato

sognando palingenesi e arcane rivoluzioni

inossidabilmente alieni al Kapitale e allo Stato

Postremi comunisti noi dalla ignava cavea

saltavamo dritti nel teatro dei conflitti 

faccia a faccia colla politica bestiaccia,

corpo a corpo col mostro sosia rosso,

fronte a fronte col fratello nero assassino 

Se essere pronti e battersi è tutto,

strepito e furia non ci negavano

l’accesso alla spuria via del mistico e perdente

Ci piacevamo così, fuori dalle stanze intonacate

dalla codardia italiota

dal tran-tran in cui la Libertas di ciascuno

era palesemente la mistificazione di ognuno

Indifferenti alla legge temporale 

dell’incremento costante dell’infelicità

poi approdando alla contropoesia

come vocazione personale alla periferia

Quindi subendo anche tutte le democratiche

e farisee revisioni e revanches

tra gli storici poco stoici, invero faziosissimi

e gli epidittici cantori della civiltà benamata

quella occidentale e naturalmente “Nato armata”

senza contare gli apologeti gioiosi

per l’avvento finale dei Financial Global Times

Noi, però, duri come muli a tener bòtta,

resistenti (a dispetto dei santi),

labiando bestemmie nelle catacombe 

e ripetendo per farci coraggio:

siamo poiétes di razza e chi c’ammazza?  

 

 

Gaetano Testa


Sabato, 28 Novembre 2009

Alda Pane


Venerdì, 27 Novembre 2009

Walnut (dal libro su):
Se nello stato Walnut si
può parlare di un errore della personalità, questo sta nella temporanea confusione e nella reazione ritardata agli impulsi dell’Io Superiore. Da una parte si è aperti verso la propria guida interiore, dall’altra ci si lascia distrarre.

 

Questa parte la trascrivo perché in questo momento l’idea di questo Io Superiore sono io.
La mia figura.
Di lui, ritengo, dovrei avere un’immagine da iconografia classica: un vecchio calmo e sereno, bianco e barbuto, occhi severi, intelligenti, il tutto immobile, imponente, aura di saggezza ultraterrena, credo di doverlo fare essere così.
il mio d-io perfetto e irraggiungibile, ma la tentazione va in tutt’altra direzione e mi trascina mio malgrado, ponendomi di fronte alla fantasia di un essere di età indefinibile, avvinazzato e scomposto, molto sporco e trasandato, occhi offuscati e maliziosi, ripugnante che caracolla da una bettola (superiore) all’altra, additandomi ai suoi compagni e schernendomi perché è causa dell’insopportabile odore dell’alcol e dei suoi rapidi continui spostamenti non sono capace di stargli dietro, di mantenere il contatto. Ride finché non si incazza, perché per il mio ritardo è costretto a a fermarsi e a ridere di me e così a rallentare il suo ritmo di movimento e bevute così che l’astinenza involontaria gli secca la gola, lo sforzo di ridere gliela irrita e allora lo stato Walnut negativo non è più propriamente l’errore - mio - con cui è iniziato ma la vendetta - - sua - in cui si è trasformato.

Emanuele Diliberto


Giovedì, 26 Novembre 2009

Gaetano Testa


Martedì, 24 Novembre 2009

 

sfera armillifera

101284

 

 

 

si, mi hanno regalato una sfera armillifera giocattolo, un giocattolo assai accurato e di acciaio satinato. più che un giocattolo un gioiellino. peserà 6/700 grammi, ci potrei uccidere anche un uomo, un ricercatore astrofisico che per esempio credesse fermamente che l’età media dell’universo si aggiri tra i 15 e i 17,5 miliardi d’anni.

ho scovato un piccolo spazio sul piano ultracolmo della mia scrivania e vi ho installato la mia piccola sfera armillifera calibro 22. tra penne pennarelli matite gomme blocchetti righellini temperamatite, spicca con richiamo sinistro - indica un universo ibernato e largamente sconosciuto.

lavorando, mi succede sempre più spesso di prendermi pause attratto dal brillio di un numero, di una decorazione, direi di un indizio di respiro che la mia piccola sfera raccoglie in questa o quella provincia dello spazio cosmico.

mi sto abituando a lavorare con inquietudine e con fratture continue. fumo di più. sorseggio in continuazione acqua o caffè. il mio periodare temporale è più contratto, la punteggiatura spesso è multidirezionale, ambigua.

in pochi giorni il mio consueto spazio domestico si è notevolmente scomposto. ho all’improvviso vuoti di memoria estesissimi, mi blocco e, in un istante, su un immenso fondale di velluti neri e viola, saettano minuscoli bagliori, stelle. forse trattengo il respiro. forse dormo profondamente con gli occhi sbarrati.

*

rileggendo quanto ho scritto ieri m’imbatto in una lettera indirizzata al presidente della regione e ‘per conoscenza’ all’assessore dell’agricoltura e delle foreste. si tratta di un perentorio suggerimento: trasformare la regione siciliana, che è un’isola di forma triangolare, in osservatorio astronomico - il più grande osservatorio astronomico del pianeta.

la lettera contiene minute indicazioni topografiche, dettagli tecnici, fa riferimento a leggi dello stato, a convenzioni scientifiche internazionali, espone piani per la modificazione sostanziale delle principali infrastrutture esistenti.

sono sbalordito e mi viene quasi da ridere. ma, alla fine, dopo un paio di profondi respiri, digerisco agevolmente lo spunto.

mi pare un’idea attendibile.

batto a macchina la lettera e in giornata la spedisco.

 

*

 

ho amici che non voglio più incontrare. vedo con chiarezza che loro viaggiano in un’imbarcazione che mi è diventata estranea. parlano e fanno cose che m’annoiano o mi indispongono irrimediabilmente. passeggiano mangiano riposano come bestie remote. l’idea di essere, sia pure in minimo modo, come loro, mi fa soffocare. allora prendo in mano l’armilla, la rigiro tra le dita. passano ore. acquisto la capacità di spostarmi istantaneamente da un nulla all’altro.

Alfonso Leto


Lunedì, 23 Novembre 2009

Francesco Gambaro


Domenica, 22 Novembre 2009

E’ interessante perché non sa di niente
Pensate al gongolo con olio extravergine
A una donna sfiziosa croccante
O a pustole mercenarie
All’attaco di asma durante una ripresa porno
Non ripetete è interessante perché non sa di niente

Attraversa la città inosservato
Si masturba fingendo di fare pipì
Urla all’amico chi cazzo sei
Gongola tra le vele del mulino bianco
Si piace quando si mangia
Si trova interessante perché non sa di niente

Mario Vitale


Sabato, 21 Novembre 2009

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