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Archivio di Settembre 2009




Gaetano Testa


Mercoledì, 30 Settembre 2009

 

Sogni risognanti

 

Il treno sta per partire

Salgo sul treno

Il treno parte

Nella carrozza trovo una quantità di anziani che si aggirano in una specie di anticamera

Apro una bussola e ne scorgo altri che riposano in una stanza buia su sedie sdraio

Entro prendo una di quelle sedie faccio per sdra­iarmi ma mi ricordo di non avere ancora fatto il biglietto

Arrivano diversi controllori

Dico ad uno che debbo fare il biglietto

Quello mi risponde un momento  e se ne va

Resto a preoccuparmi ho in tutto settecento lire penso che il costo dei biglietti da Roma a Palermo si debba aggirare sulle trecentocinquanta quattrocento lire

Domando ad un tale che mi è vicino quanto costa un biglietto per Napoli

Cento lire

Mi bastano penso ma mi ricordo all’improvviso che con Giacomo l’anno scorso abbiamo speso cinquemila lire da Palermo a Roma

sono preoccupatissimo

Intanto  il controllore ha altro a cui badare

Siamo trattenuti nell’anticamera della sala buia

Nella stanza vicina un controllore sta subendo un’opera­zione al cranio

Lo scorgiamo per un momento dalla porta socchiusa

E’ seduto su una sedia piegato sopra un bacile

Torno nella stanza buia - trovo la mia sdraio occupata da un immenso grassone

E’ mia gli dico

Prenditi quella mi risponde e mi indica l’altra dove stava seduto lui stesso poco fa

Mi sdraio ma ci sto male cerco di stendermi ma mi capo­volgo lentamente sull’al­tro lato….

Gaetano Testa


Mercoledì, 30 Settembre 2009

Gabriella Patti


Martedì, 29 Settembre 2009

Gualberto Alvino


Lunedì, 28 Settembre 2009

Da

GUIOMAR
Conti de viagi e navicatori

 

Capitulo come fui preso in Aden e messo in ferri

 

ellos no son más disformes que los otros
e molte altre cose mi funno conte
navicando su per el Nillo
che per non esser prolisso si lasciano
ho perduto molti sonni e abreviato la vita
mia 10 anni per descoprire el capo de l’altro mare
li crescimenti e calamenti de le aque
vedessemo uno omo grande con faza
grande e depinta de iallo
carco di monnili zoè madre di perle
andar nudo securamente ne la riva del porto
metteva grandissimi gridi
ge ne sonno asaissimi in questi lochi
ignoti alle carte da navicare
butò tre quattro de li nostri omini per tera
battono con uno bastone le polpe delle gambe
non mangiano cosa che patisca morte
ànno una pianta la quale
proibisce la generazione della putredine e ammazza
i vermi che si generano nei denti
data per più die guarisce la rogna
monda la lebbra a man drita in capo
de la meschita sta una torre
5 passi de ogni lato quadro
alzai la camisa e li pissai adosso a tutti doi
di che 25 milia poveri s’eran risi e maravigliati
come cosa impossibile a essere
ciò mi è stato conto esser più volte avvenuto

Emanuele Diliberto


Lunedì, 28 Settembre 2009

Francesco Gambaro


Domenica, 27 Settembre 2009

A un vecchio barbone abbiamo fatto mangiare gli spaghetti
Sfidandolo a sflilarli dal condimento
Via capperi tonno formaggio altrimenti ti fracassiamo la testa
Dopo avergli fracassato la testa è rimasto abbastanza condimento
A chi si lamentava rimasti pochi spaghetti
Si può aprirgli la pancia qualcosa sempre resta

Li avremmo trovati messi in padella
Avevamo in gola novità di frattaglie
Rimestato un consomé di budella
Ho fatto un giro mettendo la padella sotto i nasi
Fummo d’accordo fracassata di testa
Infarcita

Andrea Celestino


Domenica, 27 Settembre 2009

Croce Taravella


Sabato, 26 Settembre 2009

Antonio Saporito Renier


Sabato, 26 Settembre 2009

MERCATI (III)
Il venditore di olive dolci (o sulla politica)

“Aliveee. Alive dolci”.
“pare chi ci’è u zuccaro. Chi sunnu ruciiii”.
“Lei che mestiere fa?”; e lui: “Io vendo olive. Olive dolci”. Sembra una farfalla alla James Bond sponsorizzata da vodka mafiosa e Martini.
Le olive condite, luccicano e profumano sul banchetto infinocchiato di rosmarino e santuzze benedicenti iucatura in un tripudio di rosafemmina, neromaschio e verdemisto.
Giusto al lato, separati da un invisibile viottolo di mutigno rispetto di manco menza metrata, nugoli di mosche tentano invano di penetrare il sale dentro “a lanna” del venditore di acciughe salate. “Sotto sale, sotto saleeee, Sunnu bellissime. Manciate bistecche”.
Capirete che è una guerra. Più l’uno grida “chi su duci” più l’altro strilla “chi su salate”.
E guerra è. Ma sconfitti non ce n’è. Nenti. Come in politica insomma.
Storditi e incuriositi ci si ferma per capire cosa sia salato e cosa invece sia dolce o, piuttosto, cosa sia questa prelibatezza dolce e salata ‘nzemmula’. Appena l’incauto si avvicina a uno dei due la tregua è firmata e la fregatura garantita: viene chiuso alle spalle dall’altro venditore che incalza: “Su bellissime. Viri chi manciiia”. L’ignaro non può sfuggire chiuso com’è tra i banchetti e i due venditori. Preferibilmente bloccato davanti alle sarde salate e stordito dal ciavuro delle olive - nei vicoli dei mercati arabi gli odori viaggiano in orizzontale e mai in verticale (chissà com’è in quelli cinesi) - tenta di salvarsi dall’acquisto delle poco invitanti sarde in salamoia con una richiesta che il tapino crede liberatoria: “me le può puliziare?” . Manco ha terminato la frase che la lama del coltello sghilla tagliando qualsiasi possibilità di fuga all’indietro: la prima lisca viene tolta riempiendo l’aria di una intensa fragranza tipica del “pane cunzato”. “Quantu nni vole?”, affonda impietoso il sardaro, “Sentisse che ciavuro” serra da dietro l’altro. E mentre ci si rassegna all’accordo sulla quantità di sarde da pulire e di piccioli da sborsare, il sardaro, impagliato sulla sedia di legno come un pescatore incardanato sulla sua barca, getta il secondo amo: “Ci staiu pulizziannu. Un poco i tempu ci voli. Assaggiasse n’aliva…”.
Finisce che si torna a casa con olive e acciughe comprate senza saper perché e percome e che le donne in casa santiano di brutto perché dovranno scendere a comprare tutto il resto del bendiddio, tipo carne o pesce, peperoni, capperi ecc. per poter utilizzare l’incauta spesa. Tuttavia, l’idea e il merito che ha portato alle conseguenti delizie culinarie siciliane, alla fine sarà dell’inconsapevole vittima divenuto così il trionfatore ufficiale di questa finta guerra senza perdenti.

Gabriella Patti


Venerdì, 25 Settembre 2009

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