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Archivio di Maggio 2009




Francesco Gambaro


Domenica, 31 Maggio 2009

sposano stanno bene salutano dopo la cerimonia
gli stessi ogni giorno nelle belle chiese romane
perdonano rimangono sposi nel nome del padre e del figlio
lo spirito santo è un vizio di ogni sposa sposo
turisti di matrimoni fotografano sparano la gente
perloppiù curiosi ma c’è anche un prete

i fumaioli i fitti fili elettrici sanno di piccione
artigli piccoli cuori grandi di festa
li assantuma il rintocco domenicale delle campane
scattano trascinano in volo fitti fili elettrici fumaioli
cercano l’inferno nella discarica multietnica di bellolampo
nuvole scacazzano dal cielo sugli sposi

Mario Vitale


Domenica, 31 Maggio 2009

Alfonso Lentini


Sabato, 30 Maggio 2009

Prendo il cielo
(frammenti di un poema in progress)

copio il cielo e lo incollo
sono topo che ride
spingo il cielo in avanti
disconnetto le dita
vedo il lampo e lo scrivo
vedo il vento e lo detto
faccio a pugni col cielo
sono un angolo retto

sbaglio tutti gli accenti
sporgo i denti e la bocca
fiocca neve sul ghiaccio
faccio a pugni col vento
tento uscite segrete
spingo forte col petto
con le cosce coi pugni
sogni spremo dai denti

il mio nome è scrittura
è frattura nel cranio
sono armadio in attesa
di aspirarti nel buio
sono radio che dice
sono attrice che dorme
voce e orme di lupo
spengo il cielo e lo annuso
spingo forte in avanti

copio il cielo e lo incollo
prendo il cielo e lo accendo
lo riappendo sui tetti
copro i letti col cielo
ne rivelo sostanza
vesto il cielo di nomi
vibro sberle alle stelle
bagno il cielo col vino
con la lingua lo acceco
con le dita lo premo
sono verbo remoto
faccio a pugni col vuoto

scrivo il cielo e lo azzanno
lo rivolto e lo piego
spiego a tutti che è falso
palpo il cielo e lo graffio
soffio forte e lo svelo
lo sollevo dai prati
prendo un lembo poi l’altro
lo rivesto di voci
lo ricalco e lo imprimo
lo riascolto nel vento
tento un volo planato
lo cancello e lo sento

cento uccelli sul tetto
vanno in cerca di luce
sfondo il cielo e lo taglio
lo frantumo e lo soffio
lo comprimo in un foglio
sbaglio tutti gli accenti
sono scheggia di rosso
grosso insetto su un fiore
sono amore illegale
donna ignuda nel bosco

prendo il cielo e lo accendo
il mio nome è rincorsa
scritto sotto il tuo tacco
è un affresco di Giotto
che galoppa nel tempo
conto trenta formiche
su una fetta di mela
sono vela nel viola
sogno un morso alla gola

i tuoi occhi son gabbia
sono sbarre le ciglia
fra le palpebre rosa
lampi azzurri di brace
fanno a pugni col sole

sono ammasso stellare
il mio nome è barbaglio
è bramire è latrare
è graffiare è parlare
il mio nome è squittire
nella notte in cantina
il mio nome è ingoiare
rosicchiare la notte
deglutire la luna
è nessuna sostanza
il mio nome è lacuna

Gaetano Testa


Venerdì, 29 Maggio 2009

Barbara Ottaviani


Giovedì, 28 Maggio 2009

Stamattina gli abitanti della città di kaz erano piuttosto agitati, più agitati del solito direi.
Radunati davanti al bar dei cipressi guardavano verso l’alto e puntavano il dito indice in direzione dei balconi del numero 18.
A quanto pare qualcuno piscia di notte da uno di quei balconi.
Non so come sia possibile che questi animali incontrollabili, capaci di far fuori un uomo a pugni e calci, si indignino per una pisciatina giù dal 2° piano.
Sì, perché è proprio da lì che l’uomopianta innaffia il suo rampicante.
L’ho visto per la prima volta in uno dei miei appostamenti notturni.
L’uomopianta lo trovo simpatico con quei cespugli al posto delle sopracciglia e quell’arbusto di ulivo che gli cresce dal deretano.
Lui non piscia proprio sulla strada, lui piscia su una pianticella che si sta abbarbicando sulla ringhiera del lato est del suo balcone.
Quel balcone lo tengo d’occhio da un po’, da prima che mi accorgessi delle sue sortite notturne.
Mi ha incuriosito tutto quel mobilio che stazionava nel balcone come in un magazzino.
All’inizio ho pensato si trattasse di una posizione temporanea come se tutta quella roba fosse stata messa lì per lavori di ristrutturazione nell’appartamento. Poi ho capito che non c’era nessun lavoro in corso e che là le cose funzionavano così, fuori pieno, dentro vacante.
Sì, perché a guardarla bene quella casa è proprio vuota.
Il signor uomopianta ha deciso che tutta quella roba, che di solito sta in casa, deve starsene fuori, in balcone. Lui fuori ci va solo la notte per tornare ad innaffiare la pianticella.
Apre la patta dei pantaloni, tira fuori il coso e piscia, pardon, lui non piscia, semplicemente innaffia, e intanto il rampicante cresce, cresce e si dirige verso est, così come l’arbusto d’ulivo del suo buco del culo che gli ha quasi impalato l’osso del collo.

Sergio Toscano


Giovedì, 28 Maggio 2009

sognare+zianuda+con+pelliccia
non è sognare
zia+perizoma
non è sodomizzare+zia
in principio del mare
in principio del verbo
dopo che tutte le cose
sono+che andate
a farsi e disfarsi
nel guaito vaginale
di Innocenzo III.
Zia,
concedila+volte.

Mario Vitale


Giovedì, 28 Maggio 2009

Francesco Gambaro


Mercoledì, 27 Maggio 2009

gli abitanti di kaz mi hanno chiuso la vita sotto casa
non mi interessa sospetto l’hanno incatenacciata
seguo che stanno ridendo metto gli occhiali
chiedo si può fare pipì il sabato sera dal balcone
le leggi della città di kaz non le conosco
scendere non mi va la faccio tra l’altro è appena lunedì

qui sto chiuso bene tra alessandro il grande e il piccolo
ho un ulivo che mi cresce di nascosto quando mi addormento
il fieno raggiungerà l’osso del collo se non lo taglio
se prendo fuoco non vorrei agitarmi come un tronista
vedete sentire un ulivo dentro non è come avere un bargiglio
la guerra tra mondo animale e mondo vegetale è cominciata

Mario Vitale


Mercoledì, 27 Maggio 2009

Gaetano Testa


Martedì, 26 Maggio 2009

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