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Archivio di Marzo 2009




Pippo Consoli, pietre


Lunedì, 30 Marzo 2009

Toti Audino


Domenica, 29 Marzo 2009

Francesco Gambaro


Sabato, 28 Marzo 2009

Le precedenze pessimus sono compleanni per gli amici
E’ cultura paesana l’aristocratico dispetto per i cittadini
Una paura non è una frustrazione schiaffeggiare un figlio è un dovere
Pappe di coglioni sporcano le mutande una volta le sporcavano altri schizzi
Le precedenze sono giurare si alla moglie quando invece lei si aspetta
Quasi quasi mi vado a coricare

Le pippe che ti sei fatto optimus funzionano se le racconti
Se le racconti solo per te funzionano per noi tutti siamo il mondo
Non scendere per strada fingendo dovere farfare pipì al cane
Il cane non ce l’hai una donna te lo potrà regalare intanto non hai loro
Nel silenzio delle lenzuola con messaggi lunari ti proteggono la donna e il cane
Dalla strada al secondo piano griderai smettetela di farvi le pippe

Sergio Toscano


Venerdì, 27 Marzo 2009

Uno, Due

Uno

Uno, in principio.
Poi, l’alluvione del molteplice.

L’unità dell’essenza dispersa in un caos di forme, frammenti, enti e cose, superfici, estensioni orizzontali e verticali.

Dio si è disperso in me e, nel suo infinito disegno, ha ritenuto opportuno immettermi nell’era glaciale della socialità.

Toscano : caratteri di stampa con cui sono registrato al phone-center, internet-point vicino i quattro canti di città.
Il gestore, in apparenza indiano, perché nulla vieta che sia nato in Moldavia, ogniqualvolta richiedo una postazione subordina la sua concessione alla pronunzia di quel cognome.
Il gusto dei secoli passati, espresso dalla circostante architettura, contrasta con l’amorfa austerità postmoderna del vano che ospita noi nomadi del presente.
La luce artificiale, innanzitutto, evidenzia il colore dei nostri volti, superficie nuda, come tratto differenziale dei nostri corpi.
In un pomeriggio di un qualsiasi giorno, il gestore è sempre scuro di pelle, io meno, ancora meno i nordici.
Ricevuta una sedia, monitor e mouse, accedo al regno dell’infinita informazione, a fianco dei clienti d’oltremare.
L’unico soggetto di etnia palermitana è sempre da me rappresentato, essendo la compagnia solitamente composta da studenti fuori sede, turisti ed extra-comunitari.
Il costo del servizio varia con il numero dei minuti impiegati durante la connessione alla rete e sono sufficienti pochi minuti per accorgersi di essere in un luogo dove, soli in pubblico, svolgiamo la nostra vita telematica.
La polifonia multietnica lanciata in direzione della webcam ha, sempre, una ritmica imprevedibile; onde basse, alte di lingue svariate penetrano nei monitor, nelle orecchie, ovunque nella stanza.
Sembriamo un team affiatato, con funzioni strumentali tacitamente condivise e suddivise.
Io, che non utilizzo la webcam, produco suoni con la tastiera del computer.
In fondo, un africano, continua la sua conversazione via webcam con un utente della rete dislocato in chissà quale parte anonima del pianeta, spesso gridando, con un tono di voce così alto che tutti siamo in grado di ascoltare ciò che dice e che è, poi, un dire intraducibile di un’ ignoto popolo africano.
D’altronde, l’unico nativo di madre Africa presente nella stanza è questo signore, uno dei tanti pastori erranti nel mondo occidentale che, nella mia memoria, somiglia ad un’anziana indiana d’america che ho incontrato in un casinò di Las Vegas alle prese con una slot-machine.
Al tramonto, inserisco nel motore di ricerca la parola utopia.
Penso che ciascuno di noi abbia desiderato una forma diversa di vita collettiva o un mondo diverso.
L’africano, un villaggio felice; l’anziana indiana d’america, un consistente numero di tende vicino un fiume; io, il rientro nell’unità dell’essenza.

In India, migliaia di anni fa, la tradizione orale tramandava che la verità appartiene a coloro i quali, in tutte le mutevoli sfaccettature di questo universo, non ne vedono che uno solo.
Nel regno dell’istantaneo, dell’obsolescenza pianificata degli oggetti, delle immagini solubili nel nulla, immaginare tale fusione è difficile.
Il nuovo deborda da ogni dove, la popolazione umana aumenta, le città sono entità sconosciute.
Gesù ha detto che la verità è come la spada che divide.
Nei tempi attuali, questa spada affilatissima più che dividere ha triturato il tutto trasformandolo in un reale pirotecnico.
La maschera di Dio è, oggi, una rivista di moda dove alcuni tratti di tale maschera si manifestano in parole come neo-hippismo digitale, customizzazione.

In un raro momento di ira della sua vita, Gesù scacciò i mercanti dal tempio.
A Palermo, non saprebbe da dove iniziare la sua opera.
La città è un mercato sotto il cielo.
La logica del contante invade sempre più la sfera della socialità, logica che si manifesta lungo i boulevards della merce animati da flussi di consumatori in perenne ricerca del nirvana industriale.
Il materialismo della città si riflette nei cataloghi smisurati di immagini, etichette, simboli, insegne, oggetti, rifiuti quotidianamente esposti nelle vie cittadine.
Comparabile alla conclusione di una processione religiosa in cui le strade sono cosparse di fogli con messaggi devoti per il santo del quartiere, l’aspetto della città documenta il culto degli oggetti nella periferia europea.
Perfettamente in linea con la globalizzazione mondiale, la religione del consumo contrassegna l’esistenza individualistica e materialistica dei panormiti.

Questa mistica presuppone l’assoluto disinteresse per la sorte degli oggetti consumati.
Più che espressione di una particolare civiltà, consideravo il rifiuto come muta testimonianza di un ritaglio della materia, frammento di un’unità che reca in sé tutte le cose.

A piedi, nel primo pomeriggio, al quartiere ballarò guardo i resti degli ortaggi venduti al mercato.
Essi, formano figure geometriche, costellazioni fantastiche sul suolo cittadino.
I corpi dei bambini, pasto di insetti vari, schizzano con moto imprevedibile sulla striscia di asfalto cosparsa di vegetali in decomposizione.
Alcuni bambini si lanciano addosso colombe morte.

Cardellini accecati per cantare meglio e poi venduti vicino ad arance e frutta secca.

Qualcuno pianta un chiodo, qualcuno vende il sale a tutto volume, qualcuno muore, qualcuno cucina all’aperto in capienti pentole lumache con olio, aglio, prezzemolo, qualcuno cucina all’aperto avvolto nel fumo interiora di vitello, pezzi di carne, salcicce.

La milza, no, fa poco fumo; i grassi evaporano e lentamente salgono verso il cosmo.

Nelle piazze principali, all’aeroporto, alla stazione ferroviaria, spiccano gli stemmi araldici dei neo-colonialisti, la cui ciclica presenza è correlata al variare della potenza economica degli anonimi azionisti.
I neo-colonialisti, non approdano in città con navi fenicie, semplicemente e con dolce violenza si installano nei nostri corpi, a ciò facilitati dall’assenza di frontiere.
Via internet, via radio-televisione e con tutti gli altri strumenti di comunicazione, ivi compresa quella corporea, il logos del neo-colonialismo è assunto quotidianamente dal cittadino materializzandosi, poi, in dinamiche corporee.
Manifesto nomade dell’individualismo sfrenato, il corpo ratifica con il consumo la sua adesione all’economia di mercato, esprimendo un sistema di preferenze individuali fortemente condizionato dai neo-normanni.

Nel giorno dei morti ho mangiato una preparazione alimentare congelata a base di pesce.
La forma del cibo era un’imitazione di code di gamberi.
I suoi ingredienti : merluzzo pescato in zona FAO 61, oceano pacifico nord-occidentale.
A seguire, in dosi diverse, acqua, amido di patate, estratto di gambero, olio di soia, zucchero, paprica, glutammato monosodico, albume, proteine di soia, aroma di gambero, sale.
La miscela alimentare era stata prodotta nella repubblica popolare cinese da alcune del miliardo di mani e destinata a pance ignote.
Nel pomeriggio, in avanzata fase digestiva, dalla mia bocca è fuoriuscito l’odore della carne del pacifico occidentale, ulteriormente ricomposta dal mio stomaco.
La sorte di esseri viventi pescati in mare zona FAO 61 esalta le meraviglie della tecnologia moderna ed al contempo rende ancor più inintelligibile il destino della materia vivente.
Anonime le mani che la hanno resa edule, anonime le mani che la hanno trasportata a Palermo in forma di false code di gambero.
In tale scenario di anonimi si colloca l’oscuro nesso causale che ha legato la vita dei pesci alla mia.
Ampliati in misura cosmica i fatti riguardanti me ed i pesci accentuano il mio stupore di essere.

Confinati sempre più nella solitudine per la progressiva scomparsa dei valori collettivi, costretti a perseguire interessi a breve termine ed a non avere legami emotivi, moltissimi giovani si trovano impegnati nella ricerca del jeans perfetto, delle scarpe che abbiano più street credibility, a strizzare l’occhio a tutto il mondo del beauty e del fashion, a divenire regina trendissima del dettaglio, a costruirsi un’identità sdrucita nei punti giusti.
Privi di valori soprastanti, addomesticati dalla pedagogia sociale al rimodellamento della propria identità programmata, liposucchiata, smontata e rimontata, svolgono una funzione di sorveglianza del proprio corpo in un processo continuo di aggiornamento e di conoscenza della galassia degli oggetti, creme, deodoranti, profumi, accessori amati dalle star, dalle modelle, dalle eroine dello street-style, dai divi, gli idoli vip che rendono cool ogni look.

In automobile, fermo nel traffico, guardo alcune fotografie contenute nel libro “Galassie, nuclei e quasar “.
Leggo il cognome dell’autore: Hoyle.
La nebulosa spirale nella Vergine somiglia alla pasta di semola di grano duro in forma di orecchiette.
In quella nebulosa, il suono delle automobili, la strofa insistente del venditore di scope, tre, cinque euro, sono di certo assenti.

Un gruppo di concittadini, tra i quali molti lsu, protestano contro il disservizio pubblico.
I cassonetti dell’immondizia impediscono alle automobili di transitare.
Vogliono che il comune, oltre ad avergli assegnato uno stabile, si occupi pure della sua manutenzione perché gli assegnatari non hanno quattrini.
Per strada, ovunque schegge di vetro, odore di rivolta.
Si apprende che un settantenne ha vissuto per circa due anni in un piano alto dello stabile perché l’ascensore non funzionava e ne sia potuto uscire dallo stesso dentro una bara.

Stipendiati per respirare l’aria degli uffici pubblici, una moltitudine di lsu vi stazionano attendendo la fine della giornata lavorativa.
Anno dopo anno, apprendono come l’acronimo “lavoratore socialmente utile” dissimuli una condizione sociale di superfluità difficilmente modificabile con l’espletamento di mansioni lavorative straordinariamente attribuitegli.
Ad un lsu viene chiesto di sostituire una lampadina, utilizzando la scala posta in fondo al corridoio.
Seduto, risponde che non può sostituire la lampadina in quanto privo di polizza assicurativa per la copertura dal rischio di infortuni sul lavoro.
Vada a fare le fotocopie di questo libro, chiede un insegnante ad un altro lsu.
Stessa risposta, scendere le scale costituisce un serio pericolo di infortunio sul lavoro.
Resta seduto, il tempo passa, la campana dell’ultima ora scolastica prima o poi suonerà.

In caduta libera nel divenire corporeo, sospinto da una corrente ascensionale, si avvicina Gaetano.
Mi confida che sua figlia si è ravvicinata, scende con lui, temendo il suo dissolvimento in un fondo imprecisato dell’universo.
Posti l’uno di fronte all’altro, ci stringiamo le braccia e commentiamo la caduta.
L’amico guarda l’orologio e dice di sentirsi affaticato dalla discesa durata oltre settanta anni.
Il problema, continua, è che siamo privi di paracadute e nemmeno possiamo dire che atterreremo sul nulla, perché il nulla è imperscrutabile.
Io, guardando il fondo dove precipito, ripeto che non si vede nulla.

In una rivista di astrologia, cerco il senso nascosto di quel frammento di materia.
La rivista ha un vestimento familiare, gli articoli in essa pubblicati sono scritti in lingua italiana, le predizioni riguardanti il segno della bilancia sono comprensibili.
Si studia, soprattutto, la relazione che unisce il tempo presente al tempo futuro per il tramite delle impronte lasciate sulla superficie della dimensione spazio-temporale presente.
E, qui, sono d’accordo con Swedenborg quando annota come a quale punto di sottilizzazione può arrivare la materia.

Sceso dal taxi, pago il prezzo della corsa: quindici euro.
Un lavoratore manuale assiste alla scena.
Per guadagnare i quindici, il lavoratore ha inghiottito polvere, sudato sotto il sole bollente, martellando per il pane dei suoi piccoli.
Il lavoratore non ha mai usufruito di servizi turistici.
Forse, nemmeno sogna di svegliarsi in una stanza d’albergo, affacciarsi sul terrazzo per guardare il mare che ti aspetta per un tonificante bagno mattutino.
Ci si sveglia per lavorare, nella polvere, al caldo o al freddo.
Si, conosce il termine canoa, nella sua mente la sagoma canoa riemerge dopo averla nominata; lì si ferma, però, la conoscenza dell’oggetto canoa.
Per lui, la canoa equivale al lusso, al superfluo, a ciò che non è pratico, a tutti i qualcosa che non fanno per lui.
Non può immaginare il piacere di affondare la pagaia nel mare di Ustica, scivolando sull’acqua controcorrente, lasciandosi sputare dal mare e dimenticando, sia pure per un secondo, l’opprimente metropoli ed i suoi lavori avvilenti.
Solo, controcorrente nel mare aperto, in vista nessuna imbarcazione e soltanto l’orizzonte.
Lui, mediterebbe non poco tempo sugli otto euro ceduti per il noleggio della canoa.
Con rapidi calcoli, compilerebbe diverse liste di generi alimentari o altro acquistabili con le otto monete.
Compilerebbe molteplici liste.

Cosa sarebbe il mondo, leggo nella rivista di coolology, senza le sneaker ?
In quale punto dell’infinito Dio si incontra con i Buk, i Black Urban Kids, che negli States decidono quali scarpe abbiano più street credibility ?
Gaetano si interroga sul suo andare; io, sul dove sono andato.
Ho annotato in una scheda, per diversi giorni, i dati della mia pressione arteriosa omettendo di trascrivere quelli relativi alle pulsazioni cardiache.
Sono certo che non riuscirei ad estrarre dalla mia memoria quei dati.

Gaetano domanda: chi potrebbe mostrare interesse alla conoscenza di quei dati? Probabilmente nessuno, dico, ma ciò che ho percepito è andato nel nulla. Nietzsche, continuo, rabbrividiva per la verità che ciò che è stato è l’incancellabile e non si può fare che non sia stato o come se non fosse stato.Al contrario, io rabbrividisco per la mia oggettiva verità che il dove sono andato è stato cancellato.

Due

Al bar sono attorniato da una folla spettrale.
Un televisore con schermo piatto ci informa.
Opportunità di lavoro, novelle creazioni di chiome, pozioni contro la vecchiaia della pelle.
Una striscia rettangolare, nella parte inferiore dello schermo, divulga notizie sul nostro pianeta.
Fra le altre: Astronomia: visto un buco nero che divora una stella - catastrofe cosmica accaduta 700 milioni di anni fa.

Strindberg ha abolito la frontiera tra spirito e corpo, elaborando, pure, una psicologia dello zolfo.
Bohme ha scritto che tutte le cose esistono nel si e nel no; Freher che l’uno non è circoscritto da alcun confine; Spinoza che l’Essere è privo di confini; Goethe che tutto al tutto è intessuto.

Devono eseguire l’arresto di bek.
La madre paralitica si oppone.
Dipende dal figlio tossicodipendente.
Il figlio dipende dal pusher.
Il pusher dipende dal figlio.
Steiner scrive che chi non dipende dipende da chi dipende.

Nelle ore di veglia, il Signor Tosto sta seduto per via di un ictus che gli ha paralizzato il lato sinistro del corpo.
Per anni ha gestito un garage ed anche allora stava seduto, attendendo il ritorno e l’uscita delle automobili.
A casa sua, mi parla ; guardo lui e la sua libreria.
Il Signor Tosto possiede l’enciclopedia della salute, diversi elenchi telefonici, bottiglie di liquori all’anice o di whisky vuote, poste davanti ad altre bottiglie piene.
Più o meno la metà di quel corpo è interessata a vicende umane e più o meno la metà è morta in apparenza.
Ha svolto il suo ruolo nella società tecnificata e può morire in pace, ignorato da tutti.

In una strada di Palermo incontro una donna che fischia per richiamare l’attenzione di una sua conoscente.
Ha capelli biondi, ricci, indossa pantaloni di colore nero, un corpetto arancione, ha le braccia tatuate.
Un incontro ordinario sotto la cui superficie, però, naufragava il farsi della materia.

In un bar, bevo caffè in compagnia di Seis.
Alcuni giovani osservano lo schermo di un cellulare.
Avevano registrato dalla rete internet un filmato riguardante la decapitazione di un infedele.
Voci disumane ed allegria.
Seis mi spiega che mangiare e piangere simultaneamente è difficile.
Ciò, in quanto, l’atto del piangere richiede l’inspirazione di aria nei polmoni e la sua successiva espirazione.
Mangiando e piangendo si può portare il cibo alla bocca al momento dell’ispirazione, dice, ma l’espirazione respinge in tanti frammenti il cibo dalla bocca.

In città, scenario mutevole di uomini e cose instabili, costantemente appaiono scritti sui muri che, talvolta, il tempo sbiadisce sino a renderli illeggibili.
Il muro, pagina pubblica dove è possibile scrivere e divulgare passioni, interessi, idee dei cittadini, è un simbolo della condizione postmoderna.
Luogo scrivibile, riscrivibile, simbolo del corpo flessibile e dell’identità duttile capace di registrare la scansione dei tempi che la danza del consumo innova di continuo, il muro rammenta l’imperativo ovunque ossessivamente ripetuto : diventare una beauty - queen o un beauty - king.
Così, nel gioco di ruolo femminile, la donna per non trascorrere ore davanti allo specchio per decidere il make up più trendy, può seguire il training mirato delle regole d’oro impartite dalle riviste del beauty - world.
In esse, scopre i trucchi per ottenere il migliore fondotinta, le ciglia più lunghe e folte, uno sguardo più intenso, come far durare il trucco tutta la giornata.
Se ha una serata speciale deve ricordare che un giusto maquillage colpisce quanto un vestito seducente.
Deve, altresì, ricordare di mantenere una sorveglianza assidua sul proprio corpo per combattere gli inestetismi della cellulite, per ridurre i centimetri in eccesso, per ritrovare una silhouette più fine.
Deve conoscere i prodotti dell’alta tecnologia cosmetica che riparano il corpo, i bodyrepair che nascondono l’avanzare inesorabile della vecchiaia, per meritarsi un corpo da dea.

In angoli più o meno remoti della mente osservo :
L’Abate de l’Aulnaye ; i suoi confratelli, per consentirgli di ultimare il ponderoso “Glossario”, lo hanno dispensato dallo svolgere attività lavorative.
Mattina e pomeriggio, in giornate interminabili, raccoglie significati dai vasti campi delle lingue.
Un orso in prigione al parco - zoo ; un mammifero in pelliccia in una calda estate siciliana.
Giuseppe Balsamo, detto Cagliostro ; il celebre palermitano la cui vita è riassunta in una targa sgangherata appesa sui muri del vicolo Cagliostro, nei pressi del mercato Ballarò.
Renè Gimpel, mercante di quadri ; morto il 1 Gennaio 1945 nel campo di concentramento di Neuengamme.
Profeta inconsapevole della sua morte, descrisse nel 1925 il mondo dell’odio raffigurato nelle tele tedesche.
Raggelanti predizioni laddove scrutando teste assassine intuiva il modo futuro di procurare la morte al prossimo in maniera scientifica, con i “gas asfissianti”, scriveva.

Sui quotidiani, la questione dei senzacase occupava più righe di quella meridionale.
Un giorno si legge : “I miei figli sono piccoli. L’ultimo nato ha un anno e mezzo, la più grande ne ha compiuto undici. Non potevo lasciarli soli. Ho smesso di lavorare e mi è arrivato lo sfratto. Abbiamo perso la casa e ci siamo ritrovati per strada. ”
Vivono da quattro mesi in una tenda da lui costruita.
“Andiamo avanti grazie all’aiuto della gente - continua - i pescatori della zona, ad esempio, ci regalano spesso il pesce .”
Probabilmente, quella famiglia, a breve si trasferirà allo Zen nel magazzino di un amico.
” Non c’è bagno - conclude Senzacasa - ma almeno c’è un tetto. I bambini soffrono : in tenda fa caldo, ci sono tantissime zanzare. Non possiamo vivere così. ”
Altri signori senzacasa , abitano a bordo di una macchina nel parcheggio dell’ospedale civico.
Hanno due bambini di 3 e 4 anni.
I signori dicono ” abitavamo in una casa in affitto all’Acquasanta ma a fine maggio ci hanno buttato fuori. Non sapevamo dove andare. Io e mio marito lavoriamo come volontari, prendiamo solo un rimborso spese.”
Seguono, altre storie.

In città, il divario abitativo in termini di comfort degli alloggi è alquanto evidente ed il suo emblema era l’area del campo nomadi nel parco della favorita e la villa Bordonaro ai colli.
Un segmento di asfalto, Viale del Fante, delimita i confini dei due luoghi, dove uomini ed animali svolgono la loro esistenza in strutture oggettuali differenti.
L’uno era il luogo dove ogni membro della classe media avrebbe finalmente trascorso un’esistenza degna di massima considerazione e onore.
L’altro era il luogo dei reietti, degli stranieri, dove nemmeno i senzacasa avrebbero cercato un alloggio temporaneo.

Il campo nomadi è, pure, un punto di raccolta di oggetti appartenuti, in genere, a piccoli e medi borghesi.
In estate, in un caldo pomeriggio, stavo seduto davanti un grande tavolo ovale di marmo giallo al campo.
Le fattezze di quel tavolo si trovavano, forse, custodite in album fotografici di gente anonima, gente che lo aveva acquistato per celebrare le ricorrenze familiari, la festa di battesimo della prima nipote, la bambina per la quale si era discusso sull’opportunità di fotografarla con il fiocco rosso sui capelli o priva di fiocco rosso.

A domanda, il nomade ha risposto che le baracche possono essere costruite in un giorno e mezzo, un giorno.
Sono di legno e metalli abbandonati dai cittadini.
La temperatura era alta ed alcuni bambini camminavano nudi, inseguivano le galline, giocavano.
Il nomade ha affermato che lì, vicino le galline, lui ed i bambini avevano visto serpenti.

Anni addietro hanno ucciso un babbasone.
Non è raro, nelle vie cittadine, incontrare un appartenente alla stirpe dei babbasoni le cui caratteristiche possono così di seguito riassumersi : generalmente alto, pancia prominente, corpo flaccido con un volto ebete, incline al sorridere.
Il babbasone ride per fatti irrisori, cui, in genere, non si conferisce alcuna importanza.
Ad uno di loro, il destino gli aveva assegnato la mansione lavorativa di vigilante.
Il babbasone vigilava sulla sicurezza di un istituto bancario nel centro cittadino, di mattina sempre affollato.
Quel giorno, voci convulse.
Due uomini con pistole circondarono il babbasone.
Egli, impietrito, guaiva.
Poi, il colpo di pistola il cui sparo somigliava alle cartucce che si esplodono da bambini.
Poi, ancora, gli ultimi suoni del babbasone.
Non era un suono ebete.

Perlustro la superficie di Dio nella sneakerology ampiamente trattata in una rivista per lo street style.
È un modo di perdersi nella ricerca dei significati, scrutando la profondità nascosta nella superficie della rivista che spiega tutta la moda cool in 120 pagine.

Il cellulare squilla.
Rispondo.
Una voce femminile, con accento nordico, cerca Susanna.
Dico che ha sbagliato numero. Addio, sconosciuta.
Millenni sono trascorsi per la preparazione del nostro incontro, altri ne trascorreranno nella reciproca indifferenza.

Dapprima minuscolo, in seguito riempito con chili di materia, il mio essere deforma lo spazio che attraversa ed il moto del mio corpo deve produrre effetti inimmaginabili anche nelle galassie più remote.
Anche il moto della terra, con il suo srotolarsi nel cosmo, non può essere silenzioso.

In campagna, apro la porta di casa e, semplicemente, senza volerlo, decapito un geco appena nato. Il padre, o lo zio, apparentemente la negazione della legge di gravità, sul muro risucchiano cellule per sopravvivere. Io e i miei figli mangiamo polli cotti nel fuoco da sconosciuti. Formiche si avventano su qualsiasi frammento di materia commestibile. Da tanti buchi fuoriescono piante.

Nella narrazione di Comenius, in Labirinto del mondo, ad un pellegrino, al termine del suo vagare, appare il Salvatore in persona e affinché veda il mondo nella giusta prospettiva gli dona nuovi occhiali.

Turista in provincia di Palermo, ricevo la benedizione del Parroco e del Consiglio Pastorale di San Nicola l’Arena da un manifesto affisso in un locale pubblico.
I religiosi augurano a tutti i turisti un sereno soggiorno.

La siccità, i fenomeni atmosferici estremi, la tropicalizzazione del mare, sono tematiche subentrate nel quotidiano vivere cittadino e costituiscono oggetto ordinario di discussione al pari del campionato di calcio.
Oggi, perfino il classico interlocutore del conducente dell’autobus, voce del popolo per eccellenza, azzanna a parole i petrolieri, individuati mandanti del caldo insopportabile.
Il destino dei nostri figli è, invece, come il sud del mondo , bisogni e destini che non ci riguardano; che si arrangino.
Che, poi, il loro futuro scenario sia quello dipinto nelle narrazioni popolari o accademiche di una Sicilia in cui siccità e desertificazione avranno il sopravvento a noi cinquantenni, prossimi alla capitolazione, può tutto ciò riguardarci, stimolarci precisi interessi?
Per attenuarci eventuali sensi di colpa, possiamo certamente ritenere che qualche scienziato escogiterà vari kit di sopravvivenza per aiutare i nostri figli nella lotta contro un ambiente ostile.
Nella peggiore delle ipotesi, avranno un maiale clonato a testa dal quale estrarre sangue a piacimento che, notoriamente, contiene molta acqua.

Al foro Italico, sulla via che delimita il prato, sfila l’ennesima coppia di sposi con al seguito la troupe di fotografi, cameraman ed esperti in festeggiamenti matrimoniali.
Quella è la volta di una coppia anziana.
Nozze d’oro o d’argento.
A occhio nudo, da un miglio, si nota il loro status di piccoli-borghesi.
Innanzitutto, perché mai un alto-borghese, appena sposo, sceglierà di farsi fotografare in riva al mare abbracciato al proprio sposo.
Certamente, non perché il mare antistante gli scogli è in realtà lo scarico fognario del quartiere Tribunali-Castellamare.
Non si fa e basta.
Pure, la coppia alto-borghese non noleggia l’automobile per il giorno delle nozze, non crea il video-libro del giorno delle nozze nel quale la coppia è ripresa o fotografata mentre la sposa compie un girotondo attorno lo sposo o, in groppa al marito, corre sullo spazio verde del prato.

A Gaetano illustro la topografia sociale di Palermo da una curva del Monte Pellegrino dove è possibile osservare tutto il golfo di Mondello .
Zona blu, alta borghesia e piccola percentuale di aristocrazia; zona rossa, media borghesia, zona verde, piccola borghesia, zona grigia, proletariato.
Il tour illustrativo inizia dai circoli nautici, zona blu, ai circoli militari sino a, più o meno, al commissariato di polizia, zona rossa, oltre zona verde e grigia con pausa della lotta allo stabilimento Charleston, luogo disertato dai non abbienti.
Numerosi strumenti di pronto soccorso per i consumatori di vernici identitarie sono facilmente reperibili in città.
Tra questi, i manuali di buone maniere, le riviste di stile urbano, make-up, fitness, diete trovano nutrite fasce di acquirenti, il cui denominatore comune è la prevenzione, cura, riabilitazione dagli stigmi moderni.
Libri di istruzioni utili ai nuovi stigmatizzati per cancellare dal proprio corpo il tanfo della miseria di posizione che emana, spesso, da un’identità priva di capitale culturale.
Ecco, allora, profilarsi la concreta possibilità di modellare la propria identità attraverso l’apprendimento tardivo di abitudini di classe illustrate, con stile elementare, dal personal-trainer di buone maniere. In questa sorta di corsi accelerati, di diplomi conseguiti in un anno anziché negli ordinari cinque anni, di scuole serali di abitudini corporee, lo stigmatizzato è messo nella condizione di mangiare al tavolo di una famiglia cui l’incubo della fame è scomparso da diverse generazioni, di come comportarsi con i veri importanti quando si è diventati freschi importanti, di come usare il denaro quando non lo si possiede da diverse generazioni.
In sintesi, lo studio delle materie obbligatorie per la persona in ascesa sociale che vuole adottare un comportamento consono alla nuova condizione sociale.

In giro c’è sempre qualcuno che vuole avere cosce da urlo, glutei di pietra, gambe da star, ventre scolpito, spalle di ferro, schiena da pantera, seno ok, caviglie da ballerina, muscoli definiti ma non ha tempo per andare in palestra.
Nessun problema, il personal - trainer scelto dalla rivista di coology offre 10 cult per scolpire il corpo in poco tempo con esercizi da copiare quasi che fossero un gioco.
Esercizi da effettuare non solo perché nella nostra società la grassezza è considerata una vera stigmate, ma anche perché chi aspira ad una ascesa sociale deve obbligarsi ad un lavoro accanito per la ricerca dello stato di grazia corporeo.
Esercizi, questi, di body tuning, che letteralmente significa accordare il corpo , cambiando il suo aspetto, trasfigurandolo per sintonizzarlo sui nuovi canali di riferimento estetici.

Gli entusiasmati dei gingilli scivolano lungo l’asfalto a bordo delle loro automobili sovraccariche di accessori e avvolte da suoni assordanti.
Impossibile non avvedersi della loro presenza per via del frastuono che accompagna il loro passaggio e del fantasmagorico compendio di tubazioni siliconiche, simboli cromati, antenne stilo, lettere adesive, strisce a led e di tutte quelle racing parts che rendono unica, diversa, un’automobile.
Il tuning, pratica popolare di trasformazione dell’automobile, somiglia al favoloso gioco del make up che consente di riscrivere il corpo lasciando intatta alle donne la possibilità di essere se stesse al cento per cento o di interpretare le donne più diverse e, quindi, di coltivare identità flessibili.

Nelle sfere del gusto nobile non alberga il tuning delle automobili.
Occorre saper distinguere ciò che è basic, volgare.
Nel gioco di ruolo maschile si deve conoscere la stagione degli oggetti per essere, al momento giusto, casual - chic, romantico, hippy o tecno.
Ed essere così diversi e chic da preferire all’automobile la bicicletta con il casco da sera così come occorre essere pronti, in qualsiasi momento del giorno, ad indossare lo smoking con i prescritti accessori o il frac ed il tabarro da sera con il collo di visone.
E’ possibile utilizzare anche marchi low cost per rispecchiare tutti i trend di stagione ma certe pratiche occorre relegarle nella periferia del gusto.
Per essere basic-popolare è sufficiente ascoltare la musica napoletana o frequentare la spiaggia libera di Mondello, quasi sempre invasa da parecchi proletari, cartacce e, talvolta, siringhe.
O, ancora, non desiderare di vivere in una polis nella quale, finalmente, non ascoltare più i suoni dei senzacasa, dei precari, dei motocicli privi di marmitta e fumogeni, dello spleen napoletano.
Una città nella quale nuove tonalità musicali dovrebbero diffondersi dalla materia animata.

Al buio, solo nella sua stanza, Seis vede scorrere nella sua mente la città.
Motocicli, manifesti pubblicitari, autobus, persone corrono via da lui.
La città fugge da Seis.

La new-economy ha corroso il know-how lavorativo di Seis.
Magazziniere per anni in un grande deposito di ricambi per auto, il suo posto di lavoro è stato occupato da un giovane esperto in informatica.
Seis dice che nei programmi di studio del liceo scientifico l’informatica non era prevista, per la semplice ragione, dice, che trenta anni fa il computer non era diffuso come il frigorifero.
Il datore di lavoro gli aveva concesso, prima del licenziamento, alcuni mesi per studiare l’informatica e le sue applicazioni pratiche per il magazzino ma in pochi mesi ed all’età di cinquanta anni gli è stato difficile imparare ad utilizzare il software e l’hardware, internet e la posta elettronica del magazzino.
In quel periodo, il datore di lavoro gli rammentava il dovere di essere flessibile per rimanere nel gioco ma Seis ha ceduto, è rimasto fuori, licenziato.
Alla sua età, dice Seis, trovare una nuova occupazione, creare una nuova attività lavorativa è difficile.
Il commercio di beni o servizi low-cost è la nuova frontiera da attraversare, dice Seis, al momento potenziale imprenditore di funerali low-cost.
Bisogna interagire con il mercato, dice Seis, sfruttare l’onda crescente della domanda di servizi essenziali a basso costo.

Se la gente, dice Seis, ricava denaro dai rifiuti perché non ricavarne dalla miseria moderna ?
In città, dice Seis, vivono migliaia di persone abbandonate, persone che ricevono la pensione di parenti morti di cui nessuno chiede se sono ancora vivi perché nessuno li conosce, anziani che muoiono soli nella propria casa, persone che vivono in vicoli dove le case precipitano al suolo, dove le famiglie sono accatastate come i detenuti nelle celle del carcere Ucciardone, persone che hanno difficoltà ad acquistare il pane e che quando si presenta signora morte non sanno a chi rivolgersi per affrontare le spese funebri.
Io e tot il pescatore, dice Seis, possiamo risolvere il problema dei tanti che un funerale modesto non possono permetterselo.
Il progetto è semplice.
Ricevuto al molo della bandita il cadavere nascosto in un tappeto dai clienti, con la barca di tot andiamo in alto mare in direzione di Ustica. Durante il tragitto, immergo un braccio del cadavere in un secchio colmo di cemento a presa rapida e, giunti in un punto molto profondo, lo scaraventiamo in mare.
Con 150 Euro abbiamo, tutti, temporaneamente risolto i nostri problemi di sopravvivenza.
Ai clienti, dice Seis, cui residuano minimi scrupoli, li avverto che non avendo il prossimo cercato in vita i propri cari non li cercheranno proprio adesso che sono morti.

Tempo addietro, avevo deciso di abbandonare la professione di avvocato.
A 44 anni, iniziai a meditare sulle eventuali attività lavorative che avrei potuto svolgere a quella età nella società amebica.
Al riguardo, effettuai ricerche di lavoro in periodici di annunci.
Le offerte di lavoro, in genere, erano rivolte a persone di età compresa tra i 18 ed i 26 anni ed io che di anni ne avevo 44 ne ero escluso per mancanza di un requisito essenziale.
Avrei potuto associarmi con qualche artigiano di mia conoscenza e parte della clientela che avevo assistito mi avrebbe chiamato a risolvere problemi, ora diversi, ma pur certo problemi da risolvere.

A Gaetano, avevo esposto le ragioni inerenti il mio rifiuto di continuare ad esercitare la professione di avvocato.
In termini semplici, osservò che probabilmente ero nauseato dal mangiare sempre pane e salame.
Dovevo, secondo lui, aggiungere al salame il sedano per ancora ingurgitare la professione di avvocato.

Acquistavo , con regolarità, i periodici di annunci gratuiti per esaminare le offerte di lavoro.
Nelle apposite rubriche, le offerte erano per lo più rivolte a persone giovani e con specializzazioni acquisite nel corso di una durevole pratica.
Di settimana in settimana si ricercavano esperti in polli e manicure, banconisti di gelateria, rappresentanti di bigiotteria con comprovata esperienza e, soprattutto, giovani.
Nella sezione che ospitava gli annunci inerenti le richieste di lavoro si spalancavano abissi di solitudine e disperazione.
In quelle pagine, notai la presenza di parecchi coetanei alla ricerca di lavoro, ma il mal comune non mi consolava.
Dalle richieste degli inserzionisti cinquantenni non riuscivo, poi, a trarre utili esempi per divulgare mie attitudini a particolari mansioni di lavoro.

In quel periodo mi giunse la lettera di Maria :
Caro Sergio,
ho appreso da comuni amici che le tue condizioni di salute non sono buone e che hai deciso di abbandonare la tua professione.
Non condivido questa scelta e conosci bene le ragioni che anni fa, prima di andare via dalla Sicilia, ti ho elencato a sostegno della necessità di inserirsi ed adattarsi nel mondo del lavoro.
Rifletti sulla mia vita : ritieni che possa considerarmi felice, appagata per il lavoro che svolgo ?
Sergio, il mio peregrinare per il mondo negli ultimi dieci anni mi ha insegnato ad assecondare la domanda del mercato offrendo me stessa quale depositaria di abilità e cognizioni tecniche che volentieri vorrei dimenticare.
Pure, vorrei dimenticare gli anni trascorsi a Londra, Tel Aviv, a Toronto ad occuparmi degli affari di una multinazionale di prodotti per la pulizia della casa.
Quasi mi viene da piangere ogni volta che penso alla mia tesi di laurea sulla grande distribuzione in Europa.
Se fossi rimasta in Sicilia, nulla sarebbe cambiato.
Anche lì, avrei dovuto lottare per ottenere un lavoro per niente gratificante.
Le poche amiche rimaste in Sicilia sono ancora illuse che il mio presente sia radioso e colmo di felicità.
I loro saluti che giungono via posta alla signora che comanda le macchine o alla grande manager in fuga dalla provincia non mi fanno più sorridere.
Sergio, rifletti bene sulle tue scelte e ricorda che sei padre di due figli non ancora capaci di galleggiare nella melma sociale.
Saluti, Maria.

Da allora, è divenuta un’abitudine acquistare periodici di annunci gratuiti.
Un popolo di anonimi si nasconde dietro i messaggi racchiusi nei supermercati di carta ed il loro esame è talora sorprendente.
Nell’edizione del lunedì, ritrovo il messaggio del settantenne celibe con casa propria che cerca una donna semplice e cattolica, quello di un anonimo che cerca un libro di uso e manutenzione di auto d’epoca e, poi, pubblicato per la prima volta nella rubrica ” oggetti vari ” un annuncio insolito.
In apparenza, somiglia ad un messaggio in codice perché è pubblicato due volte nella stessa rubrica.
L’annuncio contiene, però, il numero telefonico dell’inserzionista per cui l’ipotesi di un segreto messaggio non trova riscontri logici dato che sarebbe semplice risalire all’autore del testo.
Ma, quale significato attribuire alla offerta in vendita di una bottiglia di whisky per 12 euro ?
Una bottiglia di whisky trasportata nell’universo e posta in vendita da un homo-sapiens nell’olocene è metafora della compassione per il destino umano ?

Seis parla poco.
Quasi niente con la moglie.
Seis dice che sua moglie trascorre molte ore sdraiata sul letto.
Anche lui, seduto sul divano, nella penombra di una stanza, non si muove per ore.
Tenta di scollarsi dal divano, ma il pensiero di parlare con il prossimo, di ordinare al bar una tazzina di caffè, gli paralizza il volere e lo salda al divano.
La moglie ripete spesso la domanda ” perché Dio ha voluto così ? ”
Talvolta, quando Seis parla, lo considero come massa oscura dell’universo ed ai miei occhi si trasforma in un oggetto distante dal mio pianeta diversi anni luce.
Lui parla e si commuta in Hermes, in un messaggero degli dei, munito di sandali alati per comunicare l’ignoto divenire della materia, superlativamente celato dalla consuetudine dei rapporti umani.

La prima fata che Seis ha incontrato si trova come immagine nella sua memoria in forma di copertina del libro “i racconti delle fate “.Nel suo vedere infantile la figura della fata, emergente da uno sfondo bianco, gli sembrava imponente.

La fata: un unico e lungo abito bianco-celeste adornato da oggetti preziosi, lunghi capelli, un diadema, un volto di fata, la mano sinistra protesa in avanti che impugna una bacchetta magica con la stella della felicità.
Dico a Seis che se una Fata, il Salvatore, Dio decidessero di arrestare questa dolorosa espansione della materia, sarei soddisfatto.
Dico : non è più giustificabile alcunché.
Penso che il tempo della salvezza sia giunto; per tutti.

Toti Audino


Giovedì, 26 Marzo 2009

Domenico Conoscenti


Martedì, 24 Marzo 2009

…si inseguono si intrecciano e ancora si rincorrono
varianti di sequenze di parole
al ritmo di ferraglie rugginose…

…del reticolato compatto
di innumeri percorsi potenziali
un solo tracciato rimane di strade ferrate
fra pietre sterpaglie e scogli aggrediti dal mare…

…si sono ossidate le leve dei cambi
si sono ossidate dei cambi
si sono i cambi
si sono…
si
no…

…ogni passeggero negli scompartimenti
è ignaro segmento di un pensiero incoerente
che in sé si avvolgerebbe elicoidale…

…rimbalzano parole dentro un’urna
che si sposta dentro un rettile
che corre su un proiettile che ruota
avvolto da una macchia discontinua
che in sé si espanderebbe senza (un) fine…

Francesco Gambaro


Lunedì, 23 Marzo 2009

Perché devo essere più sereno se non sono sereno
Mi serenano le grandinate gli sconvolgimenti familiari
I terremoti benemeriti succedanei della guerra
Mi serenano le donne che si chiamano serena rosa ugo
Non ho portato l’ombrello stamattinachepiove questo mi serena
Il buon dio ci mette di suo sputandomi acqua con il suo fiatone

Se ricordo mio padre ricordarlo come un ricordo questo non gli farebbe piacere
Un figlio non ricorda il padre
Qualcuno si rimpiazza ricordando il padre non si onora non fa piacere a nessuno
La 1500 fiat non me la diede la prima notte in cui avrei potuto scopare
Avrei dovuto frustarlo diliscarlo come una sarda salata
Solo che di notte in via lamarmora dove diliscano le sarde c’erano i lupi

Gaetano Altopiano


Lunedì, 23 Marzo 2009

1
Sotterri un fiume con pietre e chiodi
2
In braccio tieni un uomo di due anni
3
Non pensi a pettinarlo, e non lo fai infatti
4
Arricci i baffi da ragazzo usando una forcina dura
5
Impegni ogni tuo muscolo in questo lavoro
6
Da qui si intravede un longherone di Lancia y
7
Il portale della chiesa di San Luigi
8
Mio figlio spunta dal corridoio su tacchi di pesce
9
Non sono scarpe vere, ma gli piace pensarlo

Emanuele Diliberto


Sabato, 21 Marzo 2009

Gaetano Testa


Venerdì, 20 Marzo 2009

170173
a proposito delle voci bianche. del respiro veloce e un po intralciato dal raffreddore. degli schiocchi per succhiamento appassionato di pollice. dei mugugni geologici. dei frenetici movimenti di braccia gambe diti e labbra. dell’idea pulsante che occorre abbandonare tutto prima che si decida d’andarsene.
a proposito di ns grazia immerso in tali questioni - incapace di muoversi - di precipitare dentro se medesimo. inseguendo una palla.
quando i cavalieri ridicoli arrivano. dentro il suono laser che emana l’intero loro presentarsi. e loro non badano a questo impalpabile malfattore, fisiologicamente snob. e neppure sembrano accorgersi della luce perfetta che per un istante penetra interamente nella luce ultra del giorno.
in astrofisica una qualche legge chiarisce questo rimettere nel punto di prima la cosa la vita l’inesistente specifico (altrimenti sarebbe impossibile ogni continuo, ogni esserci)

ma infine tutto ciò potrebbe qualificarsi universo ridicolo

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