Emanuele Diliberto
Sabato, 31 Gennaio 2009
La ricerca svolta dalla Caritas Italiana, da ricercatori dell’Università Cattolica di Milano e da altri ricercatori italiani ci consegna il volume ” La città abbandonata “, a cura di Mauro Magatti, Il Mulino, 2007, che delinea una mappa aggiornata sulla dislocazione e sulle mutazioni delle periferie italiane, al quale è allegato un CD-rom che contiene testi di approfondimento relativi ai dieci rapporti di ricerca locale unitamente ad un’ampia selezione di materiale fotografico.
Idea, fra le più rilevanti della ricerca, è che la città costituisce l’oggetto analitico forse più utile per leggere le trasformazioni contemporanee.
La vita umana è, infatti, sempre più vita urbana.
Per la prima volta nella storia, secondo recenti stime dell’Onu, la popolazione urbana ha superato il 50% del totale e nei paesi industrializzati tale percentuale raggiunge quasi l’80%.
Nei contesti urbani, i flussi di uomini e cose, di luoghi, funzioni, interessi , culture aspirano a diventare, secondo gli autori, ” il luogo del vivente, sistema di opportunità, contenitore di possibilità, rinunciando a qualunque identità e consistenza preordinate, viste come degli obiettivi impedimenti alla dinamica del possibile. ”
La città tende, quindi, a svilupparsi in tutte le direzioni assumendo ” una concatenazione di forme, di stati di forme senza bordi a cui si dà il nome di città perché non si sa che altro nome attribuire ” e dal quale emerge, drammaticamente, la crisi dell’uomo contemporaneo, prigioniero di forme urbane che costituiscono la negazione della dignità e dei diritti fondamentali a quantità ingenti di popolazione.
Nella ricerca, le periferie sono presentate e raccontate in forma di storie di quartieri italiani nei dieci rapporti di ricerca locale.
la signora
sommario
un cavatappi
il terremotodoc
aff-tha
signora
UN CAVATAPPI
(1974)
Un cavatappi languido, in una sera d’ozio, frustato improvvisamente da un’idea creativa, decide di andare a sinistra. con fatica, mugolando, comincia a spogliarsi. vibra.
Mariarosa Sboarina, in quei paraggi, sta preparando lo zabajone per quelle due iene delle sue figlie. si rassetta senza ragione, la mutandina, nell’asse centrale del cavallo. riprende a sbattere, pensando concentrata una cosa. non sa bene cosa.
Ora il cavatappi è tutto nudo, essudato. brilleggia. si accinge a passare a una seconda fase, la più gravosa. pulsa eccitato. è anche inquieto.
La sboarina mette il latte a riscaldare. scartoccia una fetta di caciocavallo duro. sovrappensiero, in piedi, spingendo il pube contro lo spigolo del tavolo, comincia a grattugiare il caciocavallo.
Il cavatappi si tasta il muscolo elicoidale, si ionizza.
Il latte deborda. la mano puzza di formaggio. in cucina nel cervello di mariarosa c’ è troppa luce.
ci mettiamo comodi ai balconi, dimenticando di lavarci i denti.
Aspettiamo fumando.
IL TERREMOTODOC
Per la serata in corso è atteso un buon terremoto. tutti evitiamo di perdere tempo per le strade e per i negozi. attorno alle sette siamo già nelle case. il tempo fuori è straordinariamente mite, persino un tantino burroso. il cielo, limpido, emette un lucore borgognone. la luna, già alta e piena, è un disco terroso. indizi. i ragazzini silenziosi, i cani accovacciati in angoletti umili, qualche lontanissimo nitrito, le donne in casa elettrizzate. questi ed altri indizi confermano l’approssimarsi di un terremoto doc.
Mangiamo con appetito. poi, ruttando, digeriamo alla svelta. quindi, subito,
AFF-THA
Da alcuni giorni e albe, sono inquieto. sono avvolto da questa parola: aff-tha. ma non riesco a farla parlare, a bucarla. progetto, allora, di incrostarla con un raccontino. di chiuderla così, tentando di soffocarla, presumendo che solo così si aprirà - per evitare di restarci soffocata.
Ma il raccontino non parte, ha bisogno di un’azione, un polpastrello incastrato da liberare. non sento niente, le mie orecchie ciondolano, la mia coda è tranquilla,
Bè, questa è anche la giusta condizione per portare a galla la ricotta che non c’è. c’è soltanto questa culisculis, quest’aff-tha che zanzareggia nell’aria.
Mi esamino la pelle, dentro e fuori. controllo il funzionamento del carburatore, lubrifico il pinnacolo, riassaporo le arance: niente.
Niente?
Questa che ora comincio a misurarmi è proprio la prima puntura, alla tempia sinistra.
Mi guardo allo specchio. scopro prima l’arrossamento, poi il gonfiore. Evito di continuare a guardare la parte, non vorrei facilitare il compito al veleno. supero quest’istante e mi tocco. niente. mi guardo la punta del dito: è rossa. mi guardo la parte: c’è uno sbaffo di colore, niente gonfiore.
Che cavolo sta succedendo? C’entra in qualche modo l’aver visitato le mostre dei giovani Ognirizzo e Pene? o si tratta di subcoscienza avventizia in libera uscita, che non trova la via di casa e incrocia il mio splendore.
Ma io proprio non riesco a svegliarmi.
Aff-tha continua a grattarmi la nuca.
SIGNORA
Signora Morte, io sono proprio indifferente alle tue piccolissime mutandine di seta blè.
Ho a palermo un amico ingegnere che staziona su incroci imprecisabili, che gioca tra x e y e lascia se stesso come legno secco.
Signora Bella Anca, un marito adultero mi stringe felice il braccio perchè le sinistre in sardegna hanno vinto.
Parte subito, fa un giro d’ispezione in quella provincia, a spese dello stato, per punire lo stato.
Signora Disco ‘alla mia età‘ qualcuno muore sempre, ma la cosa non mi persuade. dunque gira e girati, tu continui a piacermi da tutte e due le parti.
Signora Lacrima, ogni vocabolo, con te, in un solo istante, si bagna di molti anni. e subito fuma. tanti vocaboli gli vanno attorno e per loro è finita.
Alf, per salvarmi, puntava così la posta: Signora Lacrima, lacrima e smettila di giocare.
Signora Morte, se proprio vuoi mimare ciò che è impenetrabile devi venire fuori dal tempo, sgomberare lo spazio, darti un nome.
Signora Nome, la tua precisione, il tuo talento rotondo, i premi che ti porti addosso in forma di corpo, quelli che dai in forma di labirinti del tempo, di te e di tuttociò accetto soltanto quello che io chiamo ‘una visitina’.
Signora Morte, qui approfitterai del fatto che i tuoi occhi ti hanno già annoiata.
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