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Archivio di Dicembre 2008




Sergio Toscano


Giovedì, 25 Dicembre 2008

Notazioni critiche sul Vangelo di Tommaso

Nel 1945, in Egitto, presso Khenoboskion, scavi archeologici hanno consentito di ritrovare una biblioteca gnostica contenente, pure, il Vangelo di Tommaso, comunemente inserito nel corpo dei Vangeli apocrifi, ovvero ” segreti “, ” tenuti nascosti “, che la Chiesa ha escluso dal suo canone.

E’ opinione comune, che l’originale di tale testo debba risalire alla prima metà del II secolo; di fatto, costituisce una delle testimonianze del cristianesimo primitivo.

La dottrina gnostica ritiene che l’anima umana, allontanatasi dalla Luce, sia caduta nella materia. Le conseguenze della caduta sono il male, il dolore, la morte, l’oblio e l’ignoranza della propria origine divina.

La presa di coscienza di questa individuazione coatta e la ricerca del ritorno all’unità, cioè alla perfezione di Dio ( gnosi ) sono tutti elementi di pensiero generalmente presenti nella letteratura gnostica.

Gesù, in questa letteratura, è simbolo della verità che illumina alla conoscenza del bene e del male.

Nel Vangelo di Tommaso, si riscontra, pure, un’analogia con il l’antica saggezza indiana la cui tradizione orale tramandava, migliaia di anni fa, che la verità appartiene a coloro i quali, in tutte le mutevoli sfaccettature di questo universo, non ne vedono che uno solo.

La fase finale dell’itinerario gnostico è, infatti, l’immedesimazione con Dio, il rientrare nell’ “uno solo “, nel luogo della divinità : la Luce.

L’individuazione coatta è, dunque, oscurità condensata ed il limite della conoscenza umana è da individuarsi nella presa di coscienza che l’unico è frammento del molteplice : ” Gesù disse - Conosci ciò che sta davanti il tuo viso, e ciò che ti è nascosto ti verrà rivelato; poiché non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato “.[1]

In chiave ermeneutica, sul punto, può affermarsi che : Il limite della conoscenza umana è individuabile nella presa di coscienza che il visibile ( ciò che sta davanti il tuo viso ) è il frammento di un’unità che reca in sé tutte le cose, unità celata nell’individuazione. E che l’invisibile, nascosto nella materia ( ” ciò che è nascosto ” ) può essere conosciuto ( ” rivelato ” ) non attraverso una piena immersione nella Luce, con conseguente dissolvimento dell’io, ma attraverso la percezione di una luce molto lontana dal proprio angolo visuale, alla stregua della visione umana delle stelle.

In sintesi, l’unità esiste, ma ne è visibile una fioca luce. Inoltre, può affermarsi che la rivelazione dell’invisibile è una procedura in atto esistente, perché ” non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato “.

Al riguardo, Gesù attesta il futuro dissolvimento delle tenebre nelle quali vive l’ignorante materia.

La dimensione temporale che è possibile definire attraverso le parole di Gesù riportate nel Vangelo di Tommaso è, sostanzialmente, una dimensione statica, nel senso che il tempo non ha un principio né una fine. Gesù dice : “ Dove è il principio, lì sarà la fine “.[2]

Non a caso, Gesù parla di ” alberi che non mutano né d’estate né d’inverno ” le cui foglie ” non cadono mai “.[3]

E, a domanda dei discepoli sulla venuta del nuovo mondo, risponde : ” Ciò che voi attendete è già venuto, ma voi non lo riconoscete “.[4]

In altri discorsi, emerge la dimensione metafisica di Gesù con riferimento alla dimensione temporale : ” Le immagini si mostrano all’uomo, ma la luce che è dentro di esse è celata nell’immagine della Luce del Padre : egli si manifesterà e la sua immagine sarà circonfusa di luce “.[5]

La dimensione metafisica della materia espressa dai discorsi di Gesù, si ricava dalla sua avversione contro ogni forma di essere vivente avente una propria individualità, una propria esistenza contrapposta all’unità. Gesù ha detto : ” Quando di due farete uno solo, diventerete figli dell’Uomo “.[6]

La perfezione dell’ascesi gnostica è, dunque, la ricongiunzione del singolo in Dio, il raggiungere l’unità in Dio, essere una cosa sola con Dio. Gesù ha detto : ” Io sono la Luce : quella che sta sopra ogni cosa; io sono il Tutto : il Tutto è uscito da me e il Tutto è ritornato in me. Fendi il legno, e io sono là; solleva la pietra e là mi troverai “.[7]

Anche in queste parole, ritroviamo il pensiero di Gesù che riafferma l’esistenza di un Tutto celato nelle forme individuali della materia la cui conoscenza è riservata a colui che ” si troverà Uno ” e che ” sarà inondato di Luce “, a differenza di coloro quali si trovano ” divisi ” che saranno ” avvolti nelle tenebre “.[8]

In modo più incisivo, Gesù si esprime in altri discorsi sullo stato della materia e sulla sua conoscenza : ” Quando farete in modo che due siano uno, e farete sì che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina, e quando metterete un occhio al posto di un occhio e una mano al posto di una mano e un piede al posto di un piede, un’immagine al posto di un’immagine, allora entrerete [9] ( nel Regno ).[10] O, ancora, quando dice : ” Perché lavate l’esterno della tazza ? Non pensate che Colui che ha fatto l’interno è anche Colui che ha fatto l’esterno ? [11]

In questa prospettiva, il cammino spirituale dell’uomo sembra segnato dalla misteriosa assunzione di un’individualità coatta che deve essere ripudiata dal suo portatore, avvolto nelle tenebre del male originato dal distacco con l’unità.

E’ qui, sul punto, che si può trovare spiegazioni circa il mancato inserimento del Vangelo di Tommaso nei testi canonici riconosciuti dalla Chiesa, i testi, cioè, che diffondono la vera dottrina di Gesù.

Infatti, taluni discorsi di Gesù, riportati nel Vangelo di Tommaso, contrastano apertamente con la dottrina di Gesù riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa. Mi riferisco, ora, ai discorsi di Gesù che, senza mezzi termini e senza alcuna possibilità di escogitare argomentazioni di segno opposto, esortano l’uomo all’odio del proprio sé, dei propri simili e di tutto ciò che con la propria singolare esistenza è disgiunto dall’Unità, dalla Luce, da Dio.

Nel Vangelo di Tommaso, Gesù non dice ” ama il prossimo tuo come te stesso “, ma ” Chi non odia, come me, suo padre e sua madre non potrà essere mio discepolo; e chi non ama, come me, suo Padre e sua Madre non potrà essere mio discepolo “.[12]

O, in un altro discorso : ” Gli uomini certamente credono che io sia venuto a portare la pace nel mondo, ed essi non sanno che io sono venuto a portare sulla terra le discordie, il fuoco, la spada, la guerra. Infatti saranno cinque in una casa e si schiereranno tre contro due e due contro tre, padre contro figlio e figlio contro padre, e si leveranno come solitari “.[13]

In sintesi, Gesù dice che l’uomo deve ripudiare il proprio sé, ogni singolare forma di esistenza ed amare l’Essenza per entrare nel Regno. In tale ottica, le cose non potrebbero stare diversamente.


[1]” I vangeli apocrifi “, a cura di Marcello Craveri, Einaudi, 2005, Torino, pag.485. [2] ibidem, pag. 488 [3] ibidem, pag. 488 [4] ibidem, pag. 494 [5] ibidem, pag. 499 [6] ibidem, pag. 502 [7] ibidem, pag. 498 [8] ibidem, pag. 496 [9] ibidem, pag. 489, 490 [10] N.d.a. [11] ibidem, pag.500 [12] ibidem, pag. 501 [13] ibidem, pag. 487

Francesco Gambaro


Mercoledì, 24 Dicembre 2008

ESSO STESSO PESCE

Un racconto ti spezza le vertebre, non ti fa singhiozzare.

Niente lacrime come in un film o un film.

Un racconto ha una camicia rossa, stonati bottoni bianchi.

Una, racconta, le faceva sempre puzza.

Lavava e più puzzava.

Perché era rossa, aveva bottoni stonati.

Se dici cose del genere non sputazzarmele sulle scarpe.

Il presidente d’america è l’inizio di un racconto.

I presidenti all’inizio di un racconto hanno subito cose da dire.

Quelle che potrebbero stare in un racconto non sono cose da dire.

Né cose da fare.

Sono cose che non si dicono e non si fanno.

Diventiamo strani col passare degli anni, tipo spugne sul camino.

Non arrostiamo se ci danno acqua ogni mattina.

Papà perché non mi hai perdonato?

E’ dal buco che la serratura guarda l’occhio.

Abbiamo aperto la porta ma non era quella di casa nostra.

La nostra è finita.

Si racconta di pavoni che salivano le scale del quirinale.

E degli occhi delle guardie che non sapevano che fare.

Non ero uno scerpa l’avevo perduta.

La cercavo in basso invece era molto più in alto.

Il prete scuote la testa e gira per il cimitero incazzato.

Quanti morti gesù quanti morti.

Avessi resistito sulla croce.

Cambiando la nostra vita, chi non te l’ha fatto fare?

Papà perché non mi hai perdonato?

Stavo con annamaria non potevo perdonarti.

Sto al pianoforte con l’influenza che mi fa suonare.

La pantofola ha un buco grande una piazza.

Il buco più grande che ho mai avuto, mi gioco un milione.

Signor bonaventura esci dalla mia infanzia.

Se mi fermo e remo?

Non voglio sentirmi a venezia.

Il presidente americano ha ridato tatto all’angoscia.

E onore alle penne rosse che scrivono un blues.

E ai pescatori che non pescano tra compagni e amici.

Che sono pesci come il pescatore.

Io stesso pesce.

Questo racconto lo scrisse un discreto ceramista.

La discreta mano affondata nella discreta creta.

Non lo devi dimenticare se ti è sfuggito.

Più di tutto non sfugge quello che è sfuggito.

Pagina dei libri 1


Sabato, 20 Dicembre 2008

Nicole Muller

Una follia in quattro tempi

Edizioni e/o, 1996

Ludwig Hohl

Sentiero notturno

Marcos Y Marcos, 1991

Thomas Bernhard

La partita a carte

Einaudi, 1983

Max Frisch

Barbablu

Einaudi, 1984

Nicolas Bouvier

Il pesce scorpione

Marcos Y Marcos, 1991

Ludwig Hohl

Note

Marcos Y Marcos, 1999

Toti Audino


Venerdì, 19 Dicembre 2008

Alfonso Lentini


Venerdì, 19 Dicembre 2008

Emanuele Diliberto


Venerdì, 19 Dicembre 2008

Pippo Consoli “nuvole”


Venerdì, 19 Dicembre 2008
 

foto di Valentina Consoli

 

 

 

Pagina dei libri 0


Martedì, 16 Dicembre 2008

Jorg Steiner

Il collega

Casagrande Editore, 2000

Chi balla Sostakovic

Casagrande Editore, 2004

tempi moderni


Lunedì, 15 Dicembre 2008

degrado

degrado

degrado

tempi moderni


Lunedì, 15 Dicembre 2008
economia essenziale

economia essenziale

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