CANTICI DELLO STAGNAIO
61.
obliquo o no
come un’abetaia
quando diventa la gamba femminile
di qualcosa che dorme
o un istrice
imparava a festeggiare i suoni
con l’invenzione della ruota
e l’odore di una scarpa vuota
:
”
non masticare i papaveri, spezzano
l’olfatto e sono come il sonno
di quei pilastri esposti al sole
”
;
a ora di pranzo gli operai
cercano l’ombra, appoggiano
la schiena
contro un pane di brecciolino
e le gavette sul grembo
.
solo il più giovane tra loro
trasporta borracce
e considerazioni assonnate
per le strade vuote
:
da una finestra
di un’aula
da un silenzio di vetro
imparava il mostriciattolo
il canto a labbra chiuse
.
e dal quaderno
a quadretti
i quadretti
dell’inverno
:
”
impara
a mangiare
la neve
aspettando
di imparare
ad acchiappare
le mosche
pensando
”
;
e intanto impara
il chiasso nel volo
delle gru
;
e dalle foschie asiatiche, dorate
che nei lunghi crepuscoli estivi
si alzano per coprire le colline
l’armonia delle fascine nel solaio
e il sole e il basilico
nei cantici dello stagnaio
;
”
non pungere con la forchetta
la superficie dell’uovo fritto
;
non ci troverai l’interno liquefatto
del tuo viso
,
e nemmeno il nuovo nascondiglio
del tuo vaso
da notte
”
;
e intanto
il celeste
degli affreschi autunnali
e delle sacche da viaggio
colava
sulle stoviglie
e sui mercatini tibetani del paese
:
”
un emigrante è una macchia
che galleggia nell’aria
.
l’idea di un bosco
non è il pensiero del bosco
.
e la poesia è difficile
come la periferia
:
è muscolare
come il sonno
del pendolare
.
di colui che passa
metà della giornata
a sonnecchiare
sulle corriere
,
sobbalzando
.
”
;
oggi hai alzato la gonna
della cameriera
domani alzerai il gomito
e un giorno vedrai
ciabattini beoni e beccai
come usciti
da una vecchia favola
già distrutta a teatro
se uno starnuto può liberare
se vuole una carriola
o riproporre un’ernia
;
non affidarti alle apparenze
qui tutti vanno via molto presto
prima o poi
gli alberi comunicano
con le ombre
le formiche
con le molliche
e il lupo
è il segreto
che lascia le impronte
nei sogni
:
”
l’ultimo esemplare fu ucciso
alla fine degli anni dieci
più di un secolo fa
e anche quella volta il vento
sbriciolava le mezze parole
dei pastori
il prezzo dei vitelli
alla fiera di prizzi
e quello di questa
o di quella puttana
la cera che squaglia
per tutti, il vino
e la mortalità umana
.
”
:
”
non amare con troppo amore i luoghi
che appartengono all’ora passeggera
.
trascura sempre qualcosa
o quasi tutto
e quell’ora passeggera
sarà nuovamente
passeggera
da passeggera
nuovamente tornerà
.
”
tu ci sarai ancora una volta
forse
,
ma non sarà
lo stesso
;
né tu
se ancora una volta ci sarai
sarai
lo stesso
. ; . ;