KUBERLOGOI DIA SOFOKLEOUS
Voci dal Théatron in Mnemoscope
FILES: Ghiaccio M (1.1) Iassirte (2.1) I MetecIloti (3.1)
A ίaV (4.1) ‘Antigόnh (5.1) OidίpouV (6.1)
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Lo spazio del virus
FILE 1.1 - Voce. Voce di. Metallo. Mutante. Pensante. Pulsante. Biotronica voce. Un tempo oracolare. Alta. Numinosa. Alias la mia? Ghiaccio. Io sono. E phoné. In viaggio. Verso le potenze mnemoniache. PAPE SATÀN VS. MICRO SOFT! Autunni. Inverni (muti). E primavere. Estati (logorroiche). Epoche intere. Perdute ere. Indifferenti. Ci guardano. Terrificanti enigmi. Ci lasciano. Segnali. Frattali. Criptosensi. Dinastie DNA virali. Glossa. Delle sfere. Astruse. SAMIZDAT. Delle storie. Obscure. Residenti. Noi. E cibernauti. Oi‘ kubernήtai. In campo virtuale. Sussunti al vitalmale. Io bios. E già post-human. Chiedo. La cibernetica è una forma dell’Etica? Chiedo che. Mi ascolti. Iassirte. Aristomante. Il più grande. Stregafolli visioni. Le tue. DISSÓI LÓGOI. Emulsioni. Insostenibili. Perciò. Indispensabili.
FILE 2.1 - Ghiaccio di non ritorno ignori forse
che qualsivoglia scoperta comunque non salva?
Che ogni rivelazione è maledetta?
Che la verità non ha mai offerto alcuna redenzione?
Dalle mie necromanti parole
soffia l’algido vento della pura nullità.
Il mondo, sì, ha un futuro. COME CADAVERE.
Ghiaccio del regno in exitu
la vita come incubo è il bacio di Giuda
della sifilitica tua tenebrezza.
Basterebbe saper cedere per sapere,
ma tu non cedi e dunque non sai.
FILE 1.2 - Perché un veleno. Invisibile. Attacca. Il pluriverso. Algoritmico. Bioterminale. Psicodigitale. Un Virus ignoto. Si effonde. E s’interfaccia. Aspira. Telemorfe mátaxa. Analogiche derive. Archivi. Stati interattivi. Roboti. Materia. Enzimi. Habitat. Del nostro. Multicervello. SOFT CRASH. Arriva. Collassa. Divora. Si fa spazio. Il vuoto più vuoto. Replicante allucinante. E incontrollabile. Annienta. Via via. Milioni di. Rizomi dendroni. Neuroni di. Memoria. Sinapsi. A miliardi. Minaccia. Brucia. Devasta l’EcoMegaSystem. ReteMondiale intero. Ora per ora. Onde dell’origine. Scompaiono. Hard-galassie. Vaniscono. Parla. Cieco mago. Della cifra. Sciamano. Del logos bisenso. Il tuo silenzio. È illogico. HOMO DIABOLICUS. Nel technoplasma. Qui. Desensorializzato. Nel mistero. Immunodeficiente. Il tuo. Veggente carico. Accendi. Telepresente Iassirte. Profeta annilucente. Muovi le. Tue labbra. Per quanto sia. Spaventoso. Ciò che tu. Devi dire. E noi. Di conserva. Udire.
FILE 2.2 - Indestinale povero genio emigratore
che traversi le marche d’ombra del mondo infermo,
tu fai la guardia alla peste che respiri.
Ma ogni divinazione è vana. Un miraggio il futuro.
Si mischiano le carte e non ingannano.
La supervisione si declina impietosa.
Secoli e secoli d’Africa e Asia, Oriente e Occidente,
Boreale ed Australe, egizi e ittiti, sumeri e inuit,
greci e persiani, ebrei e romani, mongoli e vandali,
anglosassoni e franchi, arabi ed inca, cinesi e papuasi,
russi e germani, sol levante e imperante america…
Compulsiva ignara corsa da subito accecata
verso l’implosione annunciata: buio gorgo buco non-luogo.
La fine inevitabile è il Tempo esausto restaurato.
Navigatore senza bussola nell’oceano in secca della memoria,
oltre terre abbandonate e montagne disincantate
segui l’ipogea via inattuale.
Interroga l’altrui demenza per sciogliere la tua,
ascolta le trame della colpa
e del tragico mira la mera trasparenza.
In quel deserto di chiara luce ove tutto è sepolto,
risuona piena la lingua arcana,
ma nel canto stecca la voce del Mythos.
Was bleibet aber, stiften die Dichter.
Urla il poeta novo: IL MALE? È NEI FIORI.
Laggiù, laggiù gli Eroi del Thánatos - i Mana -
ristanno, ristagnano. È la tribù dei sofocleidi
dallo sguardo che la ragione fulmina e rimastica,
presso di loro ogni errore è segnorrore dell’autentico.
Nell’iperuranica ricordanza dell’abbaglio sappi,
elusivo Ghiaccio della tua lusione,
che col Tempo dovrai dimenticare
per incominciare post-fine a rammemorare.
Il mio più intimo nemico
FILE 1.3 - Memo-box. Random. Info. Come poter. Negare che. Non sto. Sognando. Che. Tutto ciò. Mi sta accadendo. FOTOFINISH. Di stragedia. Onirológos. Emana il. Veggente. Transumanato delirio. Certo. Ma se? Soffocare. Non debbo. La paura. L’aut aut. Come se. Di colpo. Il sole. Domani si. Spegnesse. Il sole. Trecentottantamila miliardi. Di miliardi. Di kilowatt. Emessi al. Secondo. Più energia di quanta. Toute l’humanité. Ne abbia mai. Consumata in. Tutta la. Sua historia. Come se. Il sole. Pare assurdo ma. È ciò. Che avverrà. È questa. La situazione. L’Artificiale. Iperfeta. Il Naturale. Che lo infetta. Devoluzione. Irreversibile? Multiversi. Non resettabili? Clusters di mnemostelle. Nel buco dell’oblio? Sinergie immateriali. Negentropiche. Ciberdinamiche. Dissipative. Sul crinale. Siamo. Della turbolenza. ABGRUND. Fatale. Tumore per. Timore. Messaggio ultimo. Più nulla da. Comunicare. Da. Ricordare. Produzione. Civiltà. MetroPolis. Politika. Lotta di. Classi e caste. Scienza delle. Catastrofi. Tivvù planetaria. GESAMTKUNSTWERK. L’amore all’ora del. Chaos. La gentilezza perduta. Rock & Trance in the Night. GOTT IST TOT. L’erotismo della macchina. La seduzione della guerra. Del corpo femminile. La malia intangibile. Il mercato globale. Scotòma letale. Allora. Non c’è. Granché. Da scegliere. O paralisi. O. Catabasi. Paleocosmovisioni? Forse. Ma se Io. È un altro. (O l’unico). Nemico mio? Antropica. Vocesintesi. Clamante. “NON DIVENTA PAZZO CHI VUOLE”. Ma chi. È chiamato. Baro messia. Non cinico. Ricordo un. Ricordo. Che incalza. Il proteocervello. L’illusione serve. A viaggiare. Al cocktail delle diciannove. Congetture. Parodie. Insinuazioni. BAVARDAGES. L’apocalissi? È poco più. Che un’eclissi. Epirealtà mai vedute. Non so. Chissà. Andare andar. Laggiugiù. Andar. ANDENKEN. Nel Vortex. Fluiscono. A sciami. Devo. Sapere. Sapere di. Non Sapere. Saper perdere. La vita. È l’arte. Di vivere. Dopo il tempo. Dopo tutto. Qualcuno. Qualcosa. Tanto lo farà. Al nostro posto. AYACUCHO. Pressocché narcotizzato. O incomodo. Si metterà.
La fabbrica del tempo
FILE 3.1 - Troppi pensieri. Malati. Troppo di. Tutto. Troppe. Memorie. E scorie. Loro. I Padroni del. Mondo. E noi. CHOLOS. De mierda. Sarà così. Ma intanto loro. Si sono bevuti il. Cervello. Hanno la testa. Piena di. Sciocchezze. Storie superflue. Parole pesanti. Teste di… Teste a punta. E di taglio. Insane. E il corpo reale. CHE NON MENTE. MAI. Non lo sentono più. La vita finta. Ci offrono. In visione. Semigratuita. Un cinema di. Cose vane. False glorie. Le teste d’ariete. Il lavoro. Sfruttano. Alla catena. Noi stiamo. Di montaggio. A fabbricare. Il valore tempo. Di denaro. L’unico. Che qui conti. ARBEIT MACHT UNFREI! E noi. Come mutili uccelli. Migriamo. O moriamo. Su navi clandestine. O in tane di latta. Nazibruciate. E i padroni del mondo. Guardano. Ma non ci vedono. Cosa vedono? Nulla. Appunto. Fingono. Le teste grosse. Le teste in falsopieno. Tutto prendono. E. Predano. E. Mentono. E mai sanno. Chi sono. VERAMENTE.
PalinGenesi?
FILE 1.4 - Brulichìo. Fotoni memoriali. Spie coassiali. Dell’iperspazio. Interfacce phonodromiche. Neurovie all’ultrasuono. Vettoriali chat-nets. Archeo-ammassi corticali. Nel viaggio. Ctonio. Anamorfòsi. Indescrivibile. Saltare. Le soglie ultime. Di controllo. L’interno. Non ha più. L’esterno. Magma amniotico. Doppio clic interstiziale. IL THÉATRON. DELLA PSICHE. Aborigine aborrita? Dimensione dell’Antimemoria? Per me si va. Nell’etterna città? Per le invisibilia. Il qui. E aldilà. E ora. E ogni punto. Sono. Equipollenti. Il viaggiatore periferico. Nel sogno inguaribile. Di un’altra. Genesi. Pape “led” Satàn. Domina i suoi. Nervilinks. Il mutantefreak. Nell’atra materia. Prende la. Sua dimora. Il terzorecchio. S’implanta. TRAG-VOICE. Il proto soffio. Potente. Alfa-Omega emittente. ON LINE. Audiocapta. L’aliena presenza.
Ucronia del Comandante
FILE 4.1 - Niente, è il niente… che ho da dirti,
e poi profilo gelato: chi ti conosce? Declina grado e nome.
Non puoi? E allora chi sei? Il milite ignoto?
Ha varcato da millenni il Giordano questo vecchio soldato
e ormai se la ride.
Il ritmo del cosmo qui batte un macrotempo
che genera e macina innumeri mondi latenti e paralleli.
Appena un lampo nell’essere
e poi li ripiomba nell’oblioso nulla.
È meglio così! Solo vive il Kairós.
Del passato niente è da salvare. Cosa resiste:
IL GIORNO DEL PREGIUDIZIO UNIVERSALE?
È meglio, credi, una sordida damnatio memoriæ.
Te lo garantisce il figlio di Telamone,
il guerriero d’acciaio, il servitore di due bandiere.
Sui campi di battaglia segregato
ebbi sempre il coraggio della disumanità,
perciò forse ho finito boia di me stesso.
Sottotenente a vent’anni nelle Schutz-Staffeln:
batteva l’ora del caporale matto del Mein Kampf.
A quell’età l’onore si coniuga con il dovere
e gli eroi sono tutti di merda o non sono.
Sprezzante l’esaltazione nell’amata lotta armata.
Diciotto volte ferito, con sei decorazioni,
attraversavo i fronti dell’indicibile,
macellatore atroce di regolari, civili e partigiani banditen.
VERNICHTUNG! VERNICHTUNG! IN STAHLGEWITTERN.
Nell’aria persa delle svastiche in fiamme
- Wagneriche Musik -
nella mattanza d’ogni bellica strategia,
coll’horror terminale olocaustico fisso negli occhi,
seppi che: CHI VINCE HA SEMPRE TORTO.
Così il cane superstite approdò all’altra sponda
e leccando boogie-woogie e un americano ice-cream
rispose all’inserzione:
A.A.A.A. MASTINI DELLA GUERRA CERCANSI.
Ed eccolo di nuovo reclutato il puro combattente,
il Comandante Aiace nei reparti speciali dei marines:
Signore della Guerra nella jungla del Vietnam.
Un caso assatanato di truce Sterminator
di maligni piccoli vietcong. Uno sporco lavoro.
Ma è il mio lavoro. E mi piace. E so farlo meglio di tutti.
Fottetevi! loschi intriganti, vil razza di politicanti
come quel generalino, il bieco Odysseus,
l’invidiosissimo che complottò per togliermi l’Arma del Komando,
il Regno del Maschio Avulso
e tenermi SOTTO SCHIAFFO.
Ma lo stesso non ce l’avrebbe fatta mai,
senza la sua Athena puttana cambogiana.
Quella divinità ruffiana
con la sua polpottesca polpetta avvelenata
che scombuiò il cervello d’Aiace
e lo gettò nella notte di follia in cui massacrò
bestie per uomini o yankees per viet, non ricordo bene.
Red Rain Down Over Me.
Bestia drogata degradata fui
e svergognata a prezzo del ridicolo.
Una vita “para bellum” ridotta a farsa.
Nemesiaca ora cupa dello SPARAGMÓS.
Ma il soldato, stupido mostro o belva kriminale,
spalmato di lutto altrui,
seppe trovare la ragione postrema della dignità del nome.
IL NOME DI AIACE, nella memoria crocefisso,
confuso non s’è con la democratica marmaglia
e urla la voce impermutabile del sangue e t’agghiaccia in eterno.
Quando il destino stringe,
cessi d’essere di Chrónos il padrone.
Che posso dirti amico?
C’era un gran sole carico di AMORTE
e VINCE CHI SCOMPARE.
Se m’hai capito, ti si fa ancor più freddo dentro.
Rigurgita gloria il fallimento. E il silenzio
sarà un buon viatico, la scorta epimeteica
verso l’abisso degli esseri che rimembrano il futuro.
La nostra radice, dicono, ha vene infette,
ma le origini, sappi, son tutte maledette.
Hibakusha
FILE 1.5 - L’origine. La fine. Stesso pròblema? Fluttuazione. Perversa. Quel militare demente. Incatenato alla. Distruzione. A contemplare. Il suo dannato. Estatico. Mandala della perdita. Vecchie storie. Stragi inutili. Imperi imperialisti. Defunti. Guerre sepolte. Siamo già. AL TEMPO MENO ZERO. Modellazione pericolosa. Ma cosa cerco. In questa. Evanescenza? Un’immagine. D’INCARNAZIONE? Oppure di. DISINCARNATO PLEROMA? Le apparenze appaiono. Microprocessate. Scissioni di. Desiderio. I codici della Technomente. Volubili. Infruibili. Insolubili. Il vuoto coalescente. Si allea al deserto. Attorno a noi. Hibakusha del Biologos. IL VIRUSPUNK. Circonfonde. Solve. Et implode. Le adelfiche giunzioni. Fuori pista. Ora. Fuori mnémos. Tra poco. La voce Altrove. Parla. Continua. Informat. Sospetto. Presagio di. Donna. TransAnamnesi. Un pugno di sabbia. Sparso. Tanto vano. Quanto sacro. Il rituale tebano. Epica TragIcona. Oltre il piano. Palese. Il delitto teriomorfo. Che tutti. C’ingoia. È forse questa. La notizia che si aspetta?
Pratiche illegali
FILE 5.1 - Opalescente ghiaccio chi sei?
Sei l’intruso nel sonno indebito che pur mi calma.
E allontana gli orridi spettri sicari della morte.
Ma come hai violato questo caro inferno bianco,
sacrario di fantasmi?
NON VOGLIO SAPER NULLA, TANTO GIÀ SO TUTTO.
Ma la fantacoscienza del male altrui, accresce il proprio male.
Sconfessata Antigone, sì confesso, sono la pasionaria,
la fuorilegge della specie più disgraziata.
LE MALEBESTIE m’hanno sgravata. Da incesto nata,
piansi la madre suicidata, e del fraterno padre accecato,
vagabondo inacidito, divenni la compagna e guida,
e i coltelli tra i fratelli, tossicopesanti,
vidi brillare nell’estremo sangue della rovina.
Mediterranea femmina e incontaminata mi sognavo,
mentre mezza matta, esule ovunque,
barbona di lusso, rabbiosa ribelle io ero,
e ossessa della famiglia mito che m’aveva disfatta.
Figlia per sempre, pura vergine e comunistica
non ho scelto di essere, eppur sono stata.
Non avevo tette mozzafiato per farmi chiamare troja
neppure una notte o un giorno di speranza.
Una notte di vero amore, LA MAREA DELLA TENEREZZA
ostinatamente negate da un fato stramaledetto.
Ma niente rimpianti!
Schizzata via dalla dura società, ho lottato,
guerrigliera della Pietas e dell’Aberranza,
alla testa dei REIETTI DELLO SPAESE:
mille e mille contro Tebe.
Con autopico sovversivo sentimento ci facevamo sì,
e per ragioni anche sublimi non tracotanti.
ENTRE L’HOMME ET LE MONDE IL Y A L’ABÎME.
Così dal carcere feci evadere Polinice,
malato ragazzo terminale - corpo già putrido
che il caudillo Creonte voleva intoccabile -
per garantirgli, con mani di sorella, il congedo consacrato.
THE ALTAR OF THE DEAD.
Tanto che avevamo da perdere?
Razza inchiodata, perseguitata e diversa, la nostra.
Nostra la praxis contro le icone della legge di classe.
Allo Stato funesto ho perciò fatto il funerale.
Tra il diritto e la comunità in aspro conflitto,
IO, relitto dell’antifamiglia, ho fatto quel che dovevo
quando il fare era delitto. Perché l’umanità bollente,
se ben eccitata, mi usciva dagli occhi.
Agli sciacalli, poi, che mi volevano giustiziata,
ho sparato le pallottole di libertà residua
e fuori della città, nel luogo dove lampaneggia il disincanto,
nella mia carne di vecchia ventenne
la spada ho infilzato dell’ultima sopraddose.
Gli sgherri insulsi sopraggiunsero
quand’ero già dall’altra parte. Il resto non conta.
Volto di ghiaccio, attossicato di te medesimo,
lascia che nel suo sonno ora riposi Antigone insonne.
Non chiedere il superfluo, saprai l’essenziale.
Viviamo nel già accaduto, già scritto, già pensato,
la nostra materia è un tempo chiuso
che negandosi apre all’essere per essere.
VANITATUM AB ÆTERNO LUDUS.
Sta storia nun me piace
FILE 3.2 - Jamme! Pozze schiatta’. Jammucenne! Dint’ ‘a capa. Tengono ‘o riavulo. Tengono ‘o spirito. Comme nu tuosseco. Ué, puro vuje vulite pazzià? JAMME! Ca nce voglio parlà. Manco pe’ dispietto. Nun voglio sentere. Sti pparole ‘e mmerda. Tutte sti mbroglie sciusciati. ‘O munno lloro. Appantanato. Te mette scuorno. ‘O capitale lloro. Aggia spremmuto. Tutt’ ‘a pezzentaria r’ ‘a razza nosta. SCARRAFUNE, ZUOCCOLE E PADRUNE. Tu ‘o ssaie. Adda fernì sta storia fetiente. Chistu riturnello. ‘E ciricianciale ‘o prevete. Ca ‘e dulure. ‘O sanghe malato. ‘O malo tiempo ‘e famma. L’aneme ‘e guai’e tutt’e guaie. Te facitte trasi’. ‘Ncopp’a Paravise. Jammucenne! PECCHÉ ‘O PRESEBBIO NUN ME PIACE. Jamme! Arape l’uocchie. Ca simme lazzari ‘ncazzati. E nun vulimme cchiù buscie. Sta prucessione de carugnune. Cu ‘e cervelle ammusciate. Jamme! Lassali j’. P’a strada lloro. ‘A strada d’ ‘o SCHIATTAMUORTO. Nuje la tenimmo a schifo. Nuje, dicitencello. Stammo abbascio ccà. A alluccà. Nu raggio o ddoie. ‘E speranza ‘nfame. S’è ghiuta pur’issa ajere p’ ‘a strada. CHELLA NOSTA. Jamme guaglio’! Facitela abballà. Facitela. ‘Ncuorpo. E tuorno tuorno. Abballà.
Edipo Tyrannosaurus
FILE 6.1 - Oscena davvero, la tua invasione di phonurgo,
mostromaestro e innominabile e da brivido.
Sorprese nell’intimo le mie pupille pur spente
riconoscono l’oltreuomo della potenza e volontà agonizzanti,
l’irragionevole mio replicante che abita il luogo atopico,
il deperibile viandante e tremendo tanto quanto sono io l’orrendo.
Ambedue indimenticabili eppure da dimenticare.
Le mnestiche forze anonime
ti fanno TOTENFÜHRER della coazione a ripetere.
Cicli di svolte che tornano irredimibili.
Come il qui assente permanente,
l’ossimorico Edipo il Mitico, EL REY FILÓSOFO,
l’esemplare sperimentatore dello spirito di radicale contraddizione.
L’interlocutore dei mephisti notturni
che vengono senz’occhi a offrirti
una terra promessa di potere e di gnósis,
da ripagare con sofferenze e crimini assoluti,
e un’anima fella da lasciare in pegno.
Avanguardista imperituro,
incoronato anarchico del divenire Male occidentale,
EDIPO TYRANNOSAURUS, ho macinato rivali-padri,
mogli-madri, figli-fratelli, e una plaga infetta
ho reso Tebelandia e irrespirabile l’aria del mio Tempo.
Zõon Politikón, metastasi la più colpevole certo,
ma il popolo che grida «Abominio!»,
per non avermi a specchio no, non è proprio innocente.
È una storia antica e ancora da riscrivere. ¡Porque yo soy
un hombre estético! EL DOCTOR PUKA INTI.
Il campione allogeno della miglior razza
che libertà dal dio desiderava e moderna coscienza di sofista;
perciò dal pueblo indigeno fui acclamato e obbedito.
Per quel politico disegno estremista,
puro fumo d’oppio nella città più anemica,
rovesciai ogni tradizione, sconvolsi i talami,
sfidai Iassirte Pizio, di sventure indovino,
letteralmente non guardai in faccia nessuno.
Così L’OMBROSO e sfingeo, finito nella tenebra infinita,
neanche la sua di faccia può più ora guardare.
Il fuoco iconoclasta della rappresentazione,
l’energia terribile, irrefrenabile
del Teatro più segreto e popolare infuriava.
Al centro della scena-ring,
DER GRAUSAM SCHAUSPIELER, il puro folle,
kappaò metteva il dio geloso che negava l’Accesso.
Ma se il Pestiferante che combatti sei tu stesso,
al fondo non c’è scampo, solo rovina, venefici frutti
e niente catarsi. Trag-machina ad abreazione
di Diversità schiantata & Identità rivelata.
Equivoca postuma fama dell’HYSTRIO DUX,
merce garantita col codice a sbarre per gli psicolabili
(tutti sigmundisti?) che sognano di fottere
nella vagina che disgraziata l’ha partoriti.
Ben altra fu la mia scommessa.
Si può vivere soltanto se non ci si conosce.
È ora questa la tabe tua: scomparire per salvarsi,
per purificare il kuore atomico neuromantico della memoria, immolarsi.
Acido phármakon per retroflessione nella casa dell’essere Es?
Abissale miserere nel segno del saper fare piena luce sul non-io del tuo io?
Non essendo sarai definitivo?
Dall’enigma al dubbio che del cieco è il solo dio.
Taglio finale
FILE 1.6 - Ultra. Non. Corpo. Nel corpo. Metamemoria. Antivideomateria. Concresciuta dentro. La memoria. Ghiaccio in. Liquefazione. TERATOVOX. Ingola. Divora se. Stessa. Esperienza mutagena. VOCE QUARK. Spezzata. Biotrama analogica. Disconnessa dal. Pan-piano cosmico. Extasis. Senza ritorno. Ciber nel. Ciborio. Psicotronia. Aporetica. E consacrata. Onde. Betagamma subliminali. In. Dissolvenza. Qualcosa. Edipo chi? È stato. Detto. Ma non ricordo. La ur-matrice. Pape Satàn. E sofocleide. Tarata? Non. Ricordo. Potenze amnesiache. Superiori. Tutto si. Azzera. Come stelle. STAR TRASH. Polvere di quasar. Uno ad uno. Gli hyper. Terminali. Si spengono. Micromegachips. Inoperanti. Cerebroscanner. Illeggibile. Echi di. Alphamantra. Vociplay sonda. Ora tacciono. Torbide non. Corrispondenze. Altri deliri. Altre ossessioni. In questa spirale. Di. Progressiva regressione. E se. MIND-MACHINE. Mi trovassi cambiato. In uno. STEGOSAURO UNGULATO? Stati di alterazione. Alti. Desensibilità. Completa. Emisfero destro. Andante. Nodi associativi in. Soluzione. Emisfero sinistro. Patanalogico. Andato………………………………………………………..
È…….Fini……ta…….Vuota la……..pattum………..iera…………….vuo………………..ta……………
…………..la…………….pa…………..t…….tu……………….m………….ie……………..r………….a……….
……….uo……………a………..a…………………….a……………….u………………….ie………..a…………..
……………………u……………………………a………………………………………u……………………………a….
…………………………………………………………………..u……………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………..
La postmémoire retrouvée ou le contrebuffet?
FILE 3.3 - Il vuoto È UN ASSEDIO. Oblio di mondo la verità… Stanotte… Voci danzanti nell’etere… Stanotte… Tonight Performance in Las Vegas: Don Henley & the Palladinos… E ’sti kazzi! berciano li grattacheccari su le sponne der fiume ggiallo d’esscrementi e de chemiche polluzzioni… L’Internazionale dei mendicanti Pompei-Bombay sciamanti dalla stazione ai vicoli fetidi adiacenti… Mexicane puttane ammiccanti, nei privés sfavillanti degli hotel de luxe, fanno pompini ai matadores ancora col costumbre de luz… Al controbuffet i ricchi malesi, anche malati, s’abboffano a ostriche e champagne sollazzati dalle concubine poco più che bambine, già sieropositive… Gli autisti della mafia cinese guidano Corvette e Cadillac trafugate da New York ad Hong Kong… Gli emigrati dei Sudd del mondo planati sulle grandi pianure del West e nelle plaghe nordiche più fortunate chiavano soldi pure dalla “squola organica” dei kadaveri… Li ssparati via da le disscotteche e li radduni ravveggianti “oll nait longhe” e “ffratelli d’itaja annate ‘m pò affankulo!”, che abberranti arbeggiano co’ l’occhi ppiù calati de acid-spidde urlannose a rrota «A co’ comme te senti? A co’ comme te senti?»… Gli ultimi nomadi operai, operosi homeless africani e arabi dormono nei cantieri, posati secondo corvi spossati, gufi sfiancati sugli scheletri di palazzi residenziali in corso di edificazione… Stornellatori ambulanti sempiterni stonati aggranchiati a baracchette col tettuccio in eternit all’ombra di gru altissime e di scavatrici cigolanti, mostruosi meccanodinosauri divoranti le bidonvilles periferiche per far posto ai grattacieli di NEW BUSINESS CITIES in vetrospecchio fumé… Poliziotti sudamericani squadristi della morte colle divise kaki puzzolenti, compiaciuti brandiscono i manganelli come grossi cazzi celibi… Divini frocissimi mondani truccatissimi rimorchiano aggressivi soldatini di Sua Maestà che assicurano di sfondarglielo per sole venti sterline… THE PALLADINS A PALLA NELL’HI-FI… et proteus virus mirabilis in meo corpore vili… Femmine bioniche, tutte siliconate, borchiate di lucido metallo, miasmatiche di parfume Valentino, si pervertono nei cybars di Tokyo tra rap-operators e partouzes di sexo virtuale più grottesche che degradate… Adoratori di lucifero e mangiatori di vermi strisciano in rimasugli di nere messe e fuochi fatui… Laboratori occulti ove i phantascienziati esperimentano mutandroidi e immateriali genotipi… Bifottute canaglie marsigliesi con valigie colme di banconote sporche si ritrovano all’angiporto con le gambe spezzate… Il voodoo praticano i pirati nei caraibi e attraccano gli offshore d’assalto al molo del Tortuga Club… Giocasse la vita drentro ‘na bbisca zozza e llosca, ‘n azzardo puro a ssomma zero… Titoli di Borsa e Futures crollano a Francoforte e a Singapore… Sui marciapiedi della Global Economy bisogna marciare senza mai fermarsi, pena multe salatissime, e marcire nella NUOVA POVERTÀ da inflazione annua al mille per cento… Rimirare la rovina con affetto, mentre in cielo stanotte si rivedono le stelle esplodere in sequenza come fantastiche euforiche bombe fosforiche… STANOTTE li “state ganzi!” e le skócciate ninfette abballano cor mejo bruto rokke der ppianeta…
E io mi sparo nel walkman T.W. che canta:
Steam, steam a hundred bad dreams
Goin’ up to Harlem with a pistol in his jeans
A fifty dollar bill inside of Palladin’s hat
And nobody’s sure where Mr. Knickerbocker’s at…
Postmémoire retrouvée?…
BATTETE (il tempo)… BATTETE LE MANI…