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Archivi ‘Gaetano Testa’




Gaetano Testa


Venerdì, 3 Settembre 2010

 

statuine vot

30.12.73

 

statuine votive in lacca dipinta

vengono messe furtivamente

prima di giorno ai crocicchi sporchi

impantanati, di questa periferia

non sono mai uscita così presto

 

a guardare, a girare, a guardarmi

nel­le vetrine umide piove una pioggia

fredda dura che puzza di treno in ritardo

indosso un impermeabile sfatto

che è di mio zio sono vestita da schifo

 

un dottorino volenteroso e un drago di bronzo

antico e perfetto mi tallonano da un quarto d’ora

che vogliono? dovrei essere presa a calci

per non averti seguito a Tusa

ma so che è meglio così

 

mi cacceran­no di casa prima che luglio finisca

in tasca, nella destra, stringo un luigi d’argento

Gaetano Testa


Sabato, 14 Agosto 2010

10.12.1987
si è fatto pieno pomeriggio, sto tornando a casa di gran premura, abito lontanissimo, ma mi sento in forze e l’aria è mossa da un vento intirizzito, il cielo è grigio a bolle, il paesaggio è tardo autunnale e il quartiere che sto attraversando è ancora in gran parte in costruzione. sarà strepitoso, è stato progettato da un mio amico buon pittore e architetto. grues, betoniere, magazzini di tavoloni, fasci di tortiglioni d’acciaio, pozzanghere di cemento pietrificato, grandi cantieri deserti, ventosi, col vento che ci canta dentro, e canto anch’io, tristissimo, fortissimo, per l’improvvisa felicità, accelerando e allungando il passo, canto attraversando un quartiere di villette basse, affettuose color vino spento, circondate di vegetazione timidotropical, e mentre la sera s’avvicina, vedo un cane, che non è poi tanto grosso, che si diverte a maltrattare due pacifici cani che vorrebbero sgranocchiarsi il proprio sudato ossetto. al cagnaccio la mia presenza, per sua inequivocabile stupidità, sembra far molto comodo, e infatti comincia ad accanirsi contro uno dei due cani, che aveva già accettato guaendo lo scippo dell’osso. intervengo, gli schiodo le fauci dalla preda e ci ficco dentro, dentro le fauci, il mio scarponcino. e premo, e premo, e premo il piede fino a farmi male.

Gaetano Testa


Sabato, 17 Luglio 2010

 

10.2.988 

 

un lupo due lupi tanti lupi salgono la montagna e vengono alla mia porta, li osservo da una finestra bassa, larga, senza vetri, sono lupi grandi, neri, col pelo lustro e lungo sotto la pancia, sono tutti dei capibranco. stanno tra loro in continuo moto ricircolatorio e fiutante. non mi riesce di contarli. sono belli. hanno soprattutto occhi grandissimi e sguardo alieno. a un certo punto si allineano sull’erba a quattro metri di distanza dalla porta e seggono, li conto, sono nove. e stanno fissando la porta. cala la sera. dilà dal prato, per gli spazi condominiali, nessuno. un vento viscido che gira leggero mi sfiora la fronte. meglio i lupi. tiro su la lampo della giacca a vento, esco per accarezzarli

i lupi sono andati via, non so quando. la montagna ora è la pianura, dilà dal prato, oltre gli altissimi recinti condominiali, nell’aria color tabacco s’inseguono nuvole di polvere rossastra. sarò costretto alla notte

che cosa volevano i lupi? e perché mi pongo questa domanda ora? una settimana dopo la loro visita?

i lupi? ma cosa sono i lupi? un amore laterale?

Gaetano Testa


Mercoledì, 23 Giugno 2010

 

17.11.988        

 

sogno

 

 

mettere ordine in fretta a documenti personali, e anzi, metterli al sicuro fuori dall’ufficio,

dove, lividamente, sta piovendo. intanto i capi gerarchici rinunciano al bar e prendono l’ascensore

per i loro piani alti.

c’è, fuori, nella luce livida, il funerale del carissimo parente-collega sbagliato.

che è anche una processione fuoriluogo da non disturbare.

io sto volando basso per essere puntuale all’appuntamento in collina.

salgo e scendo ma perlopiù salgo a volo radente i vecchissimi muri.

la sera è veloce, larga, freddina. il quartiere arabo è silenzioso, misterioso, minaccioso, labirintico.

comincio a perdermi, viene il buio.

forse voglio perdermi.

ma poi rinuncio a un appuntamento probabilmente inesistente.

 

mi muovo tra scale scorci incroci dettagli architettonici, nella luce balenante,

a ritroso nel tempo, al limite dell’infarto.

riandandomene m’imbatto nella minuscola casa del cultore di rara fauna marina,

giusto sul limite basso di una zona di villettine elegantissime e inaccessibili,

luci scarse e tranquille, le mura postumbertine del palazzo della corte dei conti

mi fermo alla sua porta, lui mi riconosce subito, non ci vediamo da decermi,

ci sorridiamo, una giovanissima collaboratrice viene fuori e mette in vista,

uno ad uno, pesci, pesci non tanto strani, ne piccoli, ma velenosissimi e un po intontiti,

appisolati, ognuno di tali pesci vale una storia di lontananze.

la ragazzina, col pesce in mano, sorride, mi guarda curiosa, non smette di parlare.

stanchissimo salgo lo scalone della corte dei conti fino al 2° piano.

un usciere atticciato mi blocca sulla porta, gli affido la borsa coi documenti,

ciondolo li davanti nella luce gialla artificiale. non so più cosa fare.

un fortunato alza la voce, fa l’arrogante. lo buttano fuori in malo modo.

Gaetano Testa


Mercoledì, 26 Maggio 2010

 

5 giugno 1985

 

argomento d’oggi: la belle delusioni - la bella luce - i bei amici - i begl’inizi - le belle cavolate - le belle malignità della memoria - le inutili letture - le belle risposte non date - i bei viaggi con un neo sul dorso della mano destra - le belle foglie di due alberi troppo piccoli - le belle camere attraversate in fretta per andare ad aprire una porta - i bei risultati raggiunti e superati in mancanza di risultato - gl’inutilissimi argomenti - la bella scrittura detta con brutta faccia - i bei pettegolezzi a cui manca l’autore - le belle macchine che stanno passando sul viale cosi lontane da sembrare belle - le belle illusioni in forma di bolo che migliora ad ogni risalita - i bei belli e le belle belle a cui mancò un richiamo

- oggi non ho argomenti

Gaetano Testa


Giovedì, 6 Maggio 2010

 

9.2.87

 

femminette - città - nebbia - odordifiche - mi esibisco in un volo a braccia - partenza e innalzamento ottimi - nebbiafatica - (episodi angosciosi di gruppuscoli che si godono il cielo sospesi dentro camere di stoffa aerea - nebbia fitta - dopo grandi sforzi rinuncio e mi riporto a terra - scivolo col naso in aria tra gambe e polpacci - umidità raggelante - a una scala ci stiamo arrampicando bimbine e noi e celebri anziani - una scala-torre di metallo - che poi lenta cade giù - grandi paure - nessuno si fa il più piccolo male

 

 

 


Gaetano Testa


Sabato, 24 Aprile 2010

 

settembre 988

 

sogno

 

perché dovrebbe essere così difficile accedere ad un negozio di cancelleria? e doverci andare di sera, come a un night? in slip e con una minuscola fotocamera rossa (una mamiya) nel pugno sinistro? ma poi, sulla soglia vera e propria (dopo gl’intricati passaggi vestibolari, dove una moltitudine sparuta va e viene sale e scende e sale per misteriose mete, nella penombra pesante, minacciosa), sulla soglia, dicevo, indossare un camiciotto, rendersi decente. entrare, trovare attorno alla cassa signore belle del passato recente e un amicotto di sempre che stanno cercando di restare abbarbicati a una conversazione inesistente. pacche a mano aperta su spalle nude. sorrisi, verifiche, istantanei controlli, e poi ma perché non andiamo a farcelo fuori questo cicchettino?

 

Gaetano Testa


Lunedì, 12 Aprile 2010

 

il letto

2.7.974

 

nella  penombra della stanza, nel mio dormiveglia pomeridiano,

perso nei labirinti angiportuali di una città segreta,

in una sera livida, assai fredda, tutti partiti o in partenza,

tranne io, perso, sempre in moto, con una leggera fame,

muto e con lo sguardo che torna alle barche,

alle grandi e vecchie navi, ai pescherecci neri, alle chiatte lustre

una sera che è sempre più sera

e allontanarsi dal porto, a piedi

affrontare la città

 

mi aggiro tra i moli umidi, deserti

fisso i giochi veloci della luce sulle tre mattonelle

del pavimento della camera da letto

Gaetano Testa


Martedì, 23 Marzo 2010

 

9 giugno1985

 

ieri e l’altroieri due sogni pomeridiani di cui mi restano brandelli mobili. stracci.

l’odore di questi stracci netto è questo: le mie giornate 1985 sono scorza leggera.

il sentimento della noia che mi accompagna mentre sono sveglio qualsiasi cosa accada qualsiasi incontro faccia diventa nei sogni ragionamento blando.

la noia della veglia è fumosa talvolta raschiante - il ragionamento blando dei sogni è persuasivo ineluttabile mite.

in effetti la mia noia quotidiana è proprio cosi: persuasiva ineluttabile mite.

la vera discontinuità tra veglia e sonno concerne soltanto la luce e il rumore: nel sogno luci e rumori sono la mia quiete mentale di sfondo.

Gaetano Testa


Martedì, 2 Marzo 2010

 

12.10.1987

 

- giulio neri basso magnifico morto

- quando?

- non ti saprei dire

- non importa. procedi.

- ho finito.

- come ho finito? stavi dicendo?

bruno negri

- giulio neri

- giulio neri magnifico basso.

- basso magnifico.

- ah, scusa.

- prego.

- giulio neri basso magnifico e

morto

- semplicemente morto. senza e. ripeto: giulio neri basso magnifico morto.

- poi?

- poi niente. finito.

- soltanto giulio neri.

- morto.

- vedi com’è venuto bene?

- morto.

- si. ma senza isolare troppo il ‘morto’.

- perché mai?

 

“a bere un tazza di the si montano tanto che diventa un rito” -cmcornbluth

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