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Pubblicato in Arti Visive, G. d'Alessandro |

Lina Prosa


Ago

31

 

 

Alla donna del popolo

 che ha scacciato Attila da Palermo

 

 

 

Alla donna del popolo,

grassa, buttana, svergognata

con la pancia / forno di figli e

mappamondo usurato da uomini,

fossero anche, padri, zii, nonni…

Alla donna del popolo

disgraziata fimmina  di Palermo

col cesso che sporge sulla cattedrale

e quando lei fa gas e materia

sfidando il prolasso uterino

spia la guglia monumentale

e fa filosofia alla buona.

No comment!

Alla donna del popolo

che ha le palle nella sventura

e accorre per prima quando c’è il morto da vestire,

e l’ammalato da lavare,

e torna una seconda volta, una terza volta,

perché il dolore è imparentato con la sfortuna

e non c’è visita che basti a consolare

un’altra donna del popolo come lei.

Alla donna del popolo braccio di mare

così come si dice per le donne di fatica

in città e fuori città.

Birbante, scollata, sudata e serva,

ma anche incollanata,

nella catapecchia/nave, coscia grossa

del regno afoso e para africano

covo di famiglia e vicinato che vi navigano e si bagnano

tutti intorno a lei che sta sbarcando il lunario.

Lei naticona tra sportelli del mobile aperti a magnificare

la santa come tabernacolo di una chiesa fai da te.

E va bene! E va bene!

Ma possa tornare all’inferno della miniera di sale

se gocce d’acqua di questo mare di scarico

schizzano sulle scarpe di Attila

da poco sceso dal Nord

a riedificare la misera Palermo.

Alla donna del popolo

con poco punteggio, fuori graduatoria,

fuori di casa, infima, ultima,

a terra, a terra, a terra…verme.

 

 

 

Addio mare! Addio assembramento di popolo

nel budello della città, grandi natiche e tanfo para africano

lardo para animale, pancia marcia di nave

e capitano para umano, puzza,

che tutto si butti via.

 

Alla donna del popolo

con la scorcia ancora rossa dell’anguria

nelle pezze del culo,

perché signore fino a quando

lei donna del popolo se lo porta come dote,

questo festino si può fare,

perché signore

fino a che la donna del popolo ha una grazia da chiedere,

questa santa all’altare ci può ancora stare.

 

Alla donna del popolo

donna/gallo del festino, grande becco

puzza d’aglio e stomaci di lumache

defraudata e sudata: Attila ha la casa lei no.

Smacco e prepotenza, sopruso, niente dignità.

Alla donna del popolo che succhia,

che succhia e risucchia,

e lo fa all’aperto, sfrontata, scannatela!

Alla donna del popolo

che non sparò e si fece parassita,

poca cosa, solo ribelle di serie b,

ma fu il giorno giusto-il momento giusto

ribelli di serie A assenti, morenti, riflettenti,

Attila vide solo grasso, miseria e se ne andò.

 

Alla donna del popolo

che alla fine ha fatto qualcosa per me…

 

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Pubblicato in Inedito, Lina Prosa |

 

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Pubblicato in Arti Visive, Piera Bordonaro |

Marina Pizzi


Ago

28

 

6.

libagione d’àncora non so lasciarti

nel losco del tombino della storia.

 

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Pubblicato in Inedito, Marina Pizzi |

Nicolò Rizzo


Ago

26

 

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Pubblicato in Arti Visive, Nicolò Rizzo |

 

Piccionipubblicità arrotati per spasso, palme decapitate dal punteruolo inox, avvoltoi di stagione al 30%, TANTI PRONTO SOCCORSO fatui, plastica dei sacchetti squagliata a microonde con scivolo su manto freddo delle mani, ombrelloni a caccia di gazebo, piste ciclabili su marciapiedi appena languidi, edicole con il mare transennato, pedane di termìte, pedoni che cadono o annegano o sprofondano tra le cosce bianche delle strisce pedonali.

 

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Pubblicato in Francesco Gambaro, Inedito |

 

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Pubblicato in Arti Visive, Giuseppe Simonetti |

 

 

 

               CANTICI   DELLO  STAGNAIO

 

 

 

                                    507.

 

 

 

 

 

                                    tra queste quattro case

                                    anche il silenzio è di paglia.

                                    e il sonno

                                    è ottuso come il muso di un mulo.

 

 

                                    qui anche gli alberi dormono

                                    in piedi, quando i bambini

                                    corrono

                                    tra il frumento e il nulla.

 

 

                                    dormono come le nuvole e le pietre

                                    del camposanto, come l’assiolo

                                    e la sulla, se uno

 

 

                                    dei bambini ogni tanto

                                    si alza in volo

 

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Pubblicato in Costantino Chillura, Inedito |

 

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Pubblicato in Accursio Truncali, Arti Visive |

 

Mentre lo trasferiscono da una corsia, l’uomo non pensa a niente. Il padre è rimasto in una saletta al primo piano: è stato lui a accompagnarlo. Non c’è nessun odore, e la lettiga, seppure il pavimento sia liscio, ogni tanto sobbalza. L’uomo apre gli occhi, li richiude immediatamente.

Potremmo ipotizzare, a un certo punto, l’ampliamento della stazione centrale di Oslo che avvenga in due anni, o carovane di cammelli che passino il deserto del Gobi, ma il resto della scena, da adesso in poi, si svolgerà in silenzio: l’aria all’improvviso si farà fredda, e lui dirà spugna-cervello, corallo-cervello, cipresso-cervello, passando.

 

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Pubblicato in Gaetano Altopiano, Inedito |

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